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India: leoni, cervi e altri animali morti durante i monsoni

India: leoni, cervi e altri animali morti durante i monsoni

La violenza dei monsoni ha stravolto il territorio indiano con la conseguente morte di molti animali ospiti di un parco naturale nella zona del Gujarat.

La zona indiana del Gujarat è stata flagellata dalla violenza dei monsoni, che poco tempo fa hanno inciso sulla vita di umani e animali. Terribili esondazioni d’acqua e alluvioni hanno costretto all’evacuazione le zone abitate, con ripercussioni drastiche sulla vita dei civili ma anche degli animali. Sono 81 le persone decedute durante l’azione della forza della natura, ma anche 10 leoni, un numero elevato di rapaci, 80 cervi macchiati e 1.670 antilopi asiatiche note come tori blu. La zona in questione è famosa per il numero di leoni presenti sul territorio, ovvero circa 500 tutti accolti presso lo stesso parco e santuario.

Nel 2013 era stata creata una campagna in favore del trasferimento dei leoni in altri santuari, così da diminuire le presenze nello stesso spazio. La regione si era opposta alla richiesta degli ambientalisti, sostenendo fossero presenti opere e programmi di conservazione per i felini. Ma i recenti monsoni hanno creato morte e devastazione, in particolare nella zona sud del territorio nei pressi del parco Gir National Forest. In un solo giorno l’acqua scesa dal cielo ha stravolto la fisionomia dell’habitat, con 26 cm di pioggia in un’area di 100 chilometri quadrati che si è trasformata in una sorta di piscina.

Leoni
Fonte: Hindustan Times via Twitter

Le acque si sono trasformate in fango e per lungo tempo le carcasse degli animali hanno continuato a ripresentarsi sul territorio, non solo leoni ma anche cinghiali e antilopi. I funzionari del dipartimento hanno visionato la problematica quindi valutato i danni all’habitat e agli animali, imbattendosi in esemplari deboli e affaticati. La voglia di delocalizzazione nuovamente i felini si scontra con la riluttanza governativa, che spera in un nuovo ripopolamento del branco. Gli stessi esperti hanno confermato che limitare gli esemplari in una sola area li espone a malattie e cataclismi. Mentre secondo gli esponenti governativi non vi è modo di prevedere un nuovo dramma naturale, che potrebbe verificarsi anche tra decenni o secoli quindi sarebbe inutile spostare gli animali. Intanto le guardie e la popolazione continuano a segnalare la presenza dei corpi morti durante l’alluvione.

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