Incendi in Bolivia: morti 2.3 milioni di animali

Incendi in Bolivia: morti 2.3 milioni di animali

Fonte immagine: Pixabay

Gli incendi che hanno devastato le foreste della Bolivia hanno causato la morte di 2,3 milioni di animali selvatici: un vero e proprio dramma ambientale.

È un dato davvero preoccupante, quello che emerge dagli incendi che nelle ultime settimane hanno devastato la Bolivia: più di 2.3 milioni di animali selvatici hanno perso la vita, molti dei quali anche all’interno di aree protette. Un dramma, quello degli incendi che stanno devastando il Sudamerica, destinato a diventare una vera e propria costante nei prossimi anni, a causa dei cambiamenti climatici.

Da diverse settimane le fiamme, così come specifica Repubblica, stanno devastando la savana tropicale di Chiquitania, nell’area orientale della nazione. Gli incendi hanno completamente distrutti gli habitat naturali degli animali selvatici, anche all’interno di parchi e aree protette, e molti non hanno trovato una via di fuga dai fumi nocivi e proprio dal fuoco. Secondo Sandra Quiroga, esperta dell’Università di Santa Cruz, all’incirca 2.3 milioni di esemplari potrebbero aver perso la vita. E difficile sarà anche un ripristino della stessa foresta:

La foresta è completamente carbonizzata e il danno è irreversibile. Non si tornerà mai più alla normalità.

Tassi, formichieri, tapiri, ma anche piccoli e grandi mammiferi: la furia del fuoco non ha risparmiato davvero nessuna specie, per un danno incredibile in termini di biodiversità, considerando come alcuni animali siano tipici della Bolivia e presenti solo in questi boschi tropicali. Nonostante le autorità abbiano messo subito in moto la macchina dei soccorsi – composta da aerei ed elicotteri equipaggiati per spegnere gli incendi, nonché da una squadra di oltre 5.000 vigili del fuoco sul campo – l’estensione delle fiamme è risultata troppo vasta per un intervento risolutivo e tempestivo.

Tra le cause principali, sebbene non si possano escludere eventi di origine dolosa, il cambiamento climatico in corso: le temperature si sono innalzate sopra la media e la riduzione delle piogge ha reso l’ambiente boschivo sempre meno umido e, quindi, meno in grado di limitare il fuoco. I forti verti di stagione, inoltre, hanno contribuito ad alimentare le fiamme.

Fonte: Repubblica

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