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Ilva di Taranto: per Strasburgo l’Italia non ha protetto i cittadini

Ilva di Taranto: per Strasburgo l’Italia non ha protetto i cittadini

Fonte immagine: Wikipedia

In seguito ai due ricorsi presentati dai cittadini tarantini arriva la prima sentenza dall'Europa: lo Stato non ha tutelato la salute delle persone.

Con la sentenza del 24 gennaio la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo si è espressa sulla vicenda Ilva di Taranto (ArcelorMittal dopo il passaggio di proprietà).

In seguito ai due ricorsi, presentati da 182 cittadini di Taranto nel 2013 e nel 2015, per la Corte lo Stato italiano, e gli organi di vigilanza, non hanno protetto le persone che vivono nelle aree inquinate dalle emissioni tossiche proveniente dallo stabilimento.

Pur trattandosi di una sentenza non definitiva, le parti possono ancora ricorrere alla Grande camera della Corte, lo Stato italiano è ora obbligato a pagare un risarcimento pari 5mila euro per ogni persona che ha presentato ricorso.

“Taranto ha ottenuto giustizia”, ha esultato Daniela Spera, promotrice del ricorso e portavoce di Legamjonici, comitato del quartiere Tamburi che chiede da tempo trasparenza per la situazione tarantina.

Nella sentenza, inoltre, si sottolinea come ancora oggi Taranto resti in attesa delle operazioni di bonifica per il territorio, e che i cittadini non hanno avuto il modo di farsi ascoltare dalle autorità competenti chiedendo giustizia in un tribunale italiano, in modo da ottenere misure a tutela della salute e del benessere della persona.

Infine, la Corte invita l’Italia a mettere in atto un piano contro l’inquinamento prodotto dal siderurgico il prima possibile. La sentenza, però, non fornisce spiegazioni in merito ai provvedimenti che lo Stato avrebbe dovuto mettere in campo, tanto meno cavalca la proposta di chiusura dello stabilimento. Sono decisioni, infatti, che competono al Governo in carica.

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