Il fantoccio impiccato di Greta e il rischio dei fanatismi

Il fantoccio impiccato di Greta e il rischio dei fanatismi

Fonte immagine: Wikipedia

Un pupazzo appeso sotto a un ponte in zona Magliana con le fattezze dell’attivista svedese: serve un’indagine precisa e veloce per evitare a un movimento pacifico altre inutili provocazioni.

Un orribile fantoccio appeso al ponte di via Isacco Newton, verso l’autostrada Roma-Fiumicino. Le inconfondibili trecce, l’impermeabile giallo e il cappio stretto intorno al collo. L’identikit è evidentemente quello di Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che in poco più di un anno ha trasformato l’emergenza climatica in una guerra generazionale. Attraverso di lei, chi ha piazzato quel macabro manichino nella zona Magliana della capitale intende attaccare i milioni di giovani che in questi mesi sono scesi in piazza nel corso dei Fridays For Future, i venerdì in cui invece di andare a scuola manifestano per l’ambiente. In modo singolare, proprio nel giorno in cui in tutto il mondo il movimento Extintion Rebellion ha inaugurato anche in Italia una settimana di proteste e mobilitazioni. E all’indomani dei summit internazionali all’Onu.

Sul parapetto sopra al pupazzo la frase “Greta is your God”, cioè Greta è il vostro Dio. Frase sciocca e misera, ignara del fatto che l’unico dio che governi tutti è il pianeta in cui viviamo. La procura ha aperto un fascicolo per minacce aggravate anche se pare che, via social, sia arrivata la rivendicazione di un gruppo che si fa chiamare Gli Svegli. Tuttavia al momento in cui scriviamo non c’è traccia di profili o pagine intestate a questa sigla né su Facebook né su Twitter. Il manichino ha la sua faccia e perfino le sue trecce. Seguiranno altre azioni” hanno scritto. Chissà, senza dubbio il solito gruppo di imbecilli. Forse qualcosa di più.

In questo fatterello minimale, del tutto trascurabile rispetto al poderoso meccanismo che si è messo in moto ai quattro angoli del mondo, un fatterello per certi versi molto “italiano” (siamo il regno dell’intimidazione professionale e dell’omertà), c’è tuttavia un rischio in culla. Quello di trascinare un movimento pacifico e costruttivo anche se estremamente determinato e a volte duro, in un territorio diverso. Costringerlo cioè sul terreno degli estremismi e dei fanatismi spostando magari le provocazioni dall’esterno, come in questo caso, all’interno. Da qui un’altra domanda: quanto sono presidiate le manifestazioni dei Fridays for Future? Chi si occupa del coordinamento? Oltre alle forze dell’ordine, esistono un sistema e una struttura per così dire interne che riescano a proteggere i ragazzi da chi vuole avvelenarle l’ispirazione e la causa? Ogni organizzazione nel corso della sua vita subisce evoluzioni e ha bisogno di uno scheletro, una struttura che si occupi dei diversi aspetti.

Non è un problema secondario, quello della natura e della sicurezza di queste iniziative. Il manichino della Thunberg deve spingere ancora più ragazzi a scendere in piazza e, al contempo, ad affrontare in classe come a casa certi argomenti. Sono loro gli evangelisti contemporanei. Nessuna paura, men che meno degli “svegli” o di qualcun altro che ha tempo da perdere. Le indagini, però, devono essere serie e rapide per capire se dietro questa oscena provocazione si nasconda il solito gruppo di fannulloni della porta a fianco o qualcosa di diverso. Ed evitare così che altre provocazioni di questo tipo spingano gli attivisti fuori dal loro campo.

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