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Il Coronavirus ci sta imponendo di ripensare le nostre vite in chiave ecologica

Il Coronavirus ci sta imponendo di ripensare le nostre vite in chiave ecologica

Fonte immagine: Pixabay

Le conseguenze che il nuovo coronavirus COVID-19 potrebbero essere una lezione importante per costruire un futuro più ecologico delle nostre vite.

Può un virus, un piccolo organismo basato su RNA, stravolgere le nostre vite? La risposta è sotto gli occhi di tutti, il nuovo coronavirus COVID-19 ha letteralmente infestato le nostre vite, andando a permeare i corpi di migliaia di persone e diffondendosi a macchia d’olio in questo inizio di 2020. Ma qui non parleremo con approccio medico-scientifico del nuovo coronavirus, non ne abbiamo le competenze, quanto dell’impatto che il COVID-19 sta avendo sulle nostre vite, e del modo in cui finora le abbiamo organizzate.

La minaccia del COVID-19 ci sta imponendo grossi cambiamenti in diversi ambiti, dei cambiamenti che se abbracciati come nuovi paradigmi organizzativi delle nostre vite potrebbero rivelarsi positivi, nel breve e lungo periodo, anche in termini ambientali. Intendiamoci, sarebbe stato meglio per tutti se questa epidemia globale non avesse toccato il genere umano, con il suo bilancio nefasto in termini di vittime, ma da tutte le sventure è sempre utile trarre degli insegnamenti positivi.

Andando a riflettere sul coronavirus abbiamo isolato degli ambiti che, a nostro avviso, questa crisi sanitaria sta andando a toccare più in profondità:

  • Il lavoro in primis sta subendo una forte spinta verso lo smart working, quel telelavoro che da anni viene propugnato da Domenico De Masi, e che finora in Italia era visto da molte aziende, anche grosse, come un modo di perder tempo a casa per i dipendenti. Una forma di lavoro, quella smart, che porta benefici a vari livelli: minor produzione di CO2 e gas nocivi, minor consumo di benzina e idrocarburi, città meno congestionate dal traffico, incidenza minore di malanni e incidenti per i dipendenti, più tempo a disposizione a beneficio del Work-life balance (equilibrio tra lavoro e vita).
  • I viaggi sono il secondo aspetto su cui il virus ci sta imponendo un forte ripensamento delle nostre abitudini. Gli spostamenti aerei da un continente all’altro, i weekend mordi e fuggi e in generale questa esigenza contemporanea di dover continuamente spostarsi, non considerando mai quanto questo possa avere un impatto negativo sul Pianeta in termini di emissioni generate. Gli aerei sono il mezzo di trasporto più inquinante al mondo con una produzione di ben 285 grammi di CO2 per ogni passeggero (per ogni chilometro percorso).
  • Il coronavirus potrebbe costringerci anche ad un ripensamento nel modo in cui produciamo. Le multinazionali, e non solo, hanno delocalizzato per anni in paesi lontani, la Cina soprattutto, pur di avere bassissimi costi di produzione. Ma se questi paesi dovessero fermarsi? Scegliendo produzioni a chilometro zero si avrebbero vantaggi sulle economie locali in termini di occupazione, minori emissioni e la possibilità di auto-sostentamento per ciascun Paese, anche a rischio di produrre di meno, come auspicato da anni dai teorici della decrescita felice.
  • Il mercato di Wuhan è stato il focolaio da cui si è diffuso il virus. La causa sarebbero gli animali selvatici, tenuti in condizioni igieniche scadenti, venduti e uccisi a richiesta ignorando anche i divieti su specie in via di estinzione come il pangolino. Il COVID-19 è solo uno dei tanti virus che deriva dal regno animale per poi attaccare l’uomo e questo potrebbe indurci, finalmente, a ripensare le nostre abitudini alimentari andando verso una scelta vegetariana o, ancora meglio, vegana. Due regimi alimentari e filosofici che hanno positivi impatti anche sulle emissioni di CO2 e la salute delle persone.
  • L’ultimo ambito su cui il coronavirus ci impone una riflessione, e sul quale potrebbe avere un influsso positivo, è sull’organizzazione architettonica delle nostre città. Nelle nostre città siamo tutti affastellati uno sull’altro, in appartamenti talmente vicini uno all’altro da elidere anche la più elementare privacy. Questa vicinanza forzata rende le nostre città una vera e propria bomba batteriologica pronta a detonare, un po’ come avviene per gli animali negli allevamenti intensivi. L’architettura del futuro dovrebbe trarre ispirazione dalla crisi del coronavirus andando a ripensare i nostri spazi abitativi in funzione di una sostenibilità reale.

Come amava dire Nelson Mandela: “Non perdo mai: o vinco o imparo”. Forse, proprio riflettendo sulle conseguenze che sta portando, e che porterà, il coronavirus sulle nostre vite, potremo trarre qualche lezione utile per il futuro di tutto il genere umano.

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