Hub del gas, approvato il gasdotto Grecia-Albania-Italia

Hub del gas, approvato il gasdotto Grecia-Albania-Italia

Il Governo ratifica l'accordo internazionale sulla costruzione del TAP (Trans Adriatic Pipeline). Un gasdotto che, dati alla mano, servirà a poco.

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge sulla ratifica dell’accordo Albania-Grecia-Italia del 13 febbraio, relativo al gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP). Il tubo, lungo circa 800 chilometri tra parte terrestre e marina, dovrebbe portare 10 miliardi di metri cubi l’anno di gas estratto in Azerbaigian. In teoria già a partire dal 2017.

Si tratta di un gasdotto quasi gemello, ma rivale, del collegamento ITGI (Interconnettore Turchia-Grecia-Italia). Con l’altro gasdotto il TAP non condivide solo una buona parte del tragitto (ITGI scavalca l’Albania, TAP no) e la portata di gas che è identica, ma anche i problemi.

Se il TAP dovrebbe avere come punto d’arrivo italiano la spiaggia di San Foca, in provincia di Lecce, l’ITGI dovrebbe arrivare nel golfo di Otranto, a pochi chilometri di distanza. In entrambi i casi, quindi, il gas entra in Italia dalla Puglia e viene immesso nella rete Snam e, in vista di entrambi i progetti, Snam aveva progettato il potenziamento della Rete Adriatica.

Ma la Rete Adriatica ha appena subito lo stop della Conferenza dei Servizi della Regione Abruzzo, che ha negato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) alla centrale di compressione del gas di Sulmona.

Vinca il TAP o vinca l’ITGI (quest’ultimo, tra l’altro, usufruisce di svariate decine di milioni di euro in contributi europei), il gas che arriverebbe in Italia non avrebbe dove andare. Alla faccia dell’hub del gas previsto dalla Strategia Energetica Nazionale del Governo Monti.

Ma c’è anche un altra recente novità nel panorama energetico, questa volta europeo, che rischia di far diventare il TAP assolutamente inutile: oltre all’inaugurazione del gasdotto Nord Stream (linea diretta del gas tra Russia e Germania, scavalcando Polonia e Ucraina), c’è la recente apertura della Germania allo shale gas.

Che segue a ruota l’altra apertura, da parte dell’Inghilterra, e i seri dubbi francesi sul fracking del gas di scisto. Nella presentazione sintetica del TAP, infatti, leggiamo che

È improbabile che il gas da scisti bituminosi diventi una delle principali fonti di energia in Europa nel prossimo futuro; l’unico modo di ottenere una fonte di approvvigionamento sicura e diversificata è il trasporto del gas mediante gasdotto da zone di produzione a media distanza come dal mar Caspio e poi da regioni ancora più lontane, come il Medio Oriente.

Ora, se Inghilterra, Germania e (forse) Francia aprono le porte allo shale gas l’UE sarà inondata di metano che ridurrà drasticamente la necessità di ricorrere all’importazione dall’estero. Ancor di più, anche se dovesse restare tutto in Italia il gas azero servirebbe a poco. Sempre dalla presentazione del TAP leggiamo che:

Due degli azionisti TAP – EGL e E.ON Ruhrgas – hanno investimenti significativi nella generazione di energia alimentata a gas in Italia. Per E.ON Italia, che al momento ha nel paese 1.400 dipendenti e vanta una capacità di generazione di 5,9 GW, il gasdotto rappresenta la possibilità di espandersi e offrire tariffe per gas ed elettricità più concorrenziali.

Nel contempo, gli impianti all’avanguardia a ciclo combinato di EGL Italia, che già forniscono 1.778 MW di elettricità in Italia, consentiranno all’azienda di avvantaggiarsi dell’intera catena produttiva.

Il problema, però, è che nel 2012 la quota del termoelettrico nel mix energetico nazionale è scesa del 6% a causa della crisi economica e, soprattutto, della concorrenza delle rinnovabili. Eolico e fotovoltaico in primis.

Ancor di più: se già così come siamo il gas in più non serve, se non abbiamo speranze di venderlo all’estero, si aggiunga anche il fatto che nella Strategia Energetica Nazionale di Corrado Passera si auspica il passaggio del gas estratto in Italia dall’attuale 10% al 14-15%.

Altro gas, quindi, che non serve a nulla. Vero è che la crisi prima o poi finirà e i consumi risaliranno di un po’, ma se un Governo mette nella stessa Strategia Energetica Nazionale due gasdotti gemelli e l’aumento delle estrazioni nazionali ci sono solo due possibili spiegazioni.

O non sa fare i conti, o il vero business non è il gas in sé ma l’infrastruttura, la grande opera: tubi da una parte e siti di stoccaggio dall’altra.

, TAP

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