Hawaii: dalle eruzioni nasce una nuova spiaggia ed è già inquinata

Hawaii: dalle eruzioni nasce una nuova spiaggia ed è già inquinata

Fonte immagine: Dmitri Kotchetov via iStock

Nell'Isola di Hawaii, a causa delle eruzioni del vulcano Kilauea, è nata una nuova spiaggia dalla sabbia nera e vulcanica: è già contaminata da plastiche.

Nell’Isola di Hawaii, dopo le eruzioni del vulcano Kilauea dello scorso agosto, si è verificato un fatto ricorrente per un territorio già aumentato di 2 chilometri quadrati dal 1983, quanto suggestivo: è nata una nuova spiaggia. Chiamata Pohoiki Black Sand Beach, è nata nell’omonimo parco naturale hawaiano – disabitato dall’uomo e accessibile solo via nave – dalla condensazione tra la lava eruttata dalle bocche più vicine al mare del vulcano e l’acqua dell’Oceano Pacifico.

Si è generato così un litorale dal colore nero seppia, caratterizzato da una sabbia ancora grossolana e i segni ancora visibili dell’eruzione. Un luogo vergine, quanto incontaminato.

Tuttavia, nonostante le premesse di luogo puro e distante dall’influenza dell’uomo, la spiaggia già risulta inquinata da microplastiche e frammenti di tessuti sintetici, sin dalla sua prima formazione. Uno squarcio inquietante, scoperto da studi dell’Università of Hawaii: mediante l’utilizzo del cloruro di zinco, utile a separare plastiche dalla sabbia comune, è stato scoperta l’esistenza di ben ventuno frammenti di plastica, in un campione di soli cinquanta grammi di sabbia marina della neonata spiaggia hawaiana. Un aggregato di minuscoli particelle sintetiche, formato principalmente da tessuti sintetici come poliestere e nylon, giunto nell’oceano a causa dei continui sversamenti di lavatrici professionali, o dai semplici tuffi dei bagnanti.

Un interrogativo che Steve Colbert e Nic Vanderzyl, ricercatori dell’Università of Hawaii, hanno provato a raccontare:

Da quel che abbiamo compreso, i frammenti inquinanti sono depositati dalle onde, che rilasciano microplastiche e inquinanti sulla sabbia. Queste ultime si mescolano ai granelli della sabbia neonata della Black Sand Beach in maniera assai più semplice della sabbia comune, al punto da contenere frammenti di plastica in misura superiore dal trenta al quaranta percento in più rispetto alle spiagge più vicine. È davvero incredibile che una spiaggia vergine, sinonimo di purezza, così isolata e incontaminata, sia già inquinata dall’uomo.

Un quadro inquietante, che verrà costantemente monitorato e approfondito dai due ricercatori americani. Nella speranza, chissà, di un insperato miglioramento.

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