Harry e Meghan: al massimo due figli per salvare il pianeta

Harry e Meghan: al massimo due figli per salvare il pianeta

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Il principe dichiara in un’intervista a Vogue UK che Archie avrà al massimo un fratello o una sorella e inquadra la decisione in ottica ambientalista.

Due figli, non di più, per salvare l’ambiente. Quindi conto alla rovescia per il principe Harry e la moglie Meghan Markle, già genitori del piccolo Archie Harrison nato lo scorso 6 maggio. Il piccolo Mountbatten-Windsor è il settimo in linea di successione alla corona della bisnonna Elisabetta II dopo suo nonno paterno Carlo, suo zio William, i suoi cugini e ovviamente suo padre. A quanto pare, avrà solo un fratello o una sorella perché il duca e la duchessa del Sussex avrebbero deciso di non avere “troppi” figli. “Due al massimo” ha risposto Harry a Vogue Uk, in un’intervista contenuta in un numero speciale che ha ospitato come direttrice per un mese proprio la moglie.

Una questione di rispetto dell’ambiente, sembra di capire, per contribuire a preservare il pianeta. Nel colloquio con l’etologa e antropologa Jane Goodall, nota per le sue lunghe ricerche sugli scimpanzé, il principe e neopapà ha infatti spiegato di essersi sempre posto il problema della tutela dell’ambiente, ma di averne “ora una visione diversa”. La paternità ha insomma fatto effetto. Ora guarda al pianeta come a uno stagno “nel quale noi siamo le rane e l’acqua è già in ebollizione”. Immagine efficace, non c’è che dire.

L’idea di non fare figli – in questo caso in versione moderata: non troppi – per non nuocere in futuro al pianeta ci riporta alla mente il controverso fenomeno del BirthStrike. Cioè la solida convinzione di non procreare e non dare seguito alla specie perché il clima sta cambiando e dunque mettere al mondo nuovi esseri umani non significherebbe altro che contribuire a deteriorare il quadro generale della Terra. Oltre che, nello scenario più apocalittico da cui tuttavia osservando le cronache quotidiane non siamo poi così distanti, condannarli a un’esistenza di sofferenze. Non è certo questo il caso dei rampolli di casa Windsor, coccolati e curati in ogni dettaglio, ma certo la famiglia sembra sposare una versione soft di quella tendenza che in molti casi ha invece toccato vette di fondamentalismo ma anche diverse sfumature, dal movimento Ginks a Conceivable Future.

Qualche tempo fa perfino la democratica radicale originaria di Porto Rico, Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane deputata statunitense al Congresso Usa, aveva rilanciato il tema ai suoi 3 milioni di follower su Instagram: “C’è consenso scientifico sul fatto che le vite dei bambini possano diventare molto difficili, è ancora giusto avere dei figli?”. La risposta della casa reale britannica sembrerebbe ora chiara: sì, ma pochi. Non più di due. Anche se, a dire il vero, non è che la media nel Vecchio continente vada poi molto oltre. Se il tasso di fecondità totale, volgarmente noto con la formula “numero di figli per donna”, in Italia si aggira su 1,38, in Europa non si supera in nessun caso la soglia di 2,1, ritenuta matematicamente necessaria affinché la popolazione di un Paese rimanga costante. In vetta c’è la Francia con un tasso di 1,96 figli per donna, comunque un crollo rispetto agli anni ’60, quando si arrivava a quasi tre figli.

Insomma, non sembra esattamente che i dati, nei Paesi occidentali, confermino quella lettura. Perché sono i Paesi in via di sviluppo, dove mancano politiche per il controllo delle nascite e spesso la cultura della contraccezione (per non dire, più in generale, della condizione femminile), a sfoggiare i tassi di fecondità più elevati. Ma il punto non è neanche questo. Piuttosto, il fatto è che diversi studi hanno già bocciato lo “sciopero delle nascite” definendolo, è il caso di un’indagine del 2014, “non un modo rapido per risolvere i problemi ambientali”.

La considerazione di Harry e Maghan è rispettabile e sensata sotto il profilo intimo e personale ma se l’Europa è già in queste condizioni forse non è abbattendo ancora di più la fertilità che salveremo il pianeta. Piuttosto, occorre lavorare con urgenza sui punti che continuiamo a ripeterci ma su cui mancano ancora scelte coraggiose della politica internazionale, dal taglio secco delle emissioni a un nuovo modello di consumo fino agli investimenti su energie pulite, riciclo e riconversione industriale. Inutile non mettere al mondo bambini se poi quel mondo lo spremiamo come sempre.

Ho sempre pensato: questo posto è preso in prestito – ha aggiunto Harry – ed essendo come esseri umani una razza intelligente ed evoluta dovremmo essere in grado di lasciare qualcosa di meglio per la prossima generazione”. Questo il punto di partenza: lasciare qualcosa di meglio lavorando qui e ora, come Greta Thunberg e gli attivisti di tutto il mondo chiedono con forza da mesi alle istituzioni internazionali. Il peso politico e il messaggio che passano da posizioni simili è senz’altro significativo. Ma stiamo attenti a non spostare il dibattito dalle politiche pubbliche (di nuovo: industria, auto, emissioni, allevamenti intensivi, strategie di sviluppo ed energetiche) alle sacrosante scelte individuali. Che certe volte servono solo per un’intervista.

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