Guanti monouso: tipologie, efficacia e smaltimento

Guanti monouso: tipologie, efficacia e smaltimento

Fonte immagine: Pixabay

I guanti monouso sono sempre più usati, complice la pandemia in corso: ecco le tipologie oggi in commercio, l'efficacia e lo smaltimento.

I guanti monouso sono degli strumenti di protezione ormai entrati nella quotidianità di tutti, complice anche la recente pandemia da coronavirus. Questi dispositivi permettono infatti di evitare il contatto diretto della pelle delle mani con agenti esterni, purché indossati e usati correttamente. Ma quali sono le tipologie più diffuse sul mercato, quale la loro efficacia e, ancora, come smaltirli correttamente?

Di seguito qualche informazione utile sulle principali varianti di guanti monouso disponibili in commercio, sull’efficacia di protezione e sui metodi più indicati per il loro smaltimento corretto.

Tipologie

Guanti bianchi

Esistono svariate tipologie di guanti monouso, per la maggior parte realizzati in gomma o materiali plastici. A seconda del materiale impiegato per la loro produzione, questi dispositivi sono dedicati a usi diversi. Per questo motivo, è indicato leggere sulla confezione le istruzioni d’impiego, anche per assicurarsi abbiano un effettivo valore protettivo in un periodo di pandemia come quella da coronavirus.

In linea generale, si possono identificare quattro tipologie di guanti monouso:

  • Guanti in lattice: sono normalmente ricavati dalla gomma naturale e quindi risultano biodegradabili. Presentano una buona elasticità, si adattano perfettamente alla forma della mano e resistono all’esposizione di numerose sostanze chimiche. Per questa ragione, sono spesso impiegati in ambito medico;
  • Guanti in vinile: meno resistenti rispetto a quelli in lattice, vengono ricavati da leghe di materiali plastici, con una percentuale molto alta di PVC. Non garantiscono una tenuta con tutte le sostanze chimiche, ma sono ideali per i soggetti che soffrono di allergie oppure di dermatiti da contatto;
  • Guanti in nitrile: sono realizzati in una lega plastica che garantisce una buona elasticità e altrettanta resistenza. Inoltre hanno una superficie ruvida che ne garantisce una perfetta aderenza alla pelle, senza la necessità di usare creme o talco;
  • Guanti in polietilene: molto leggeri e solitamente trasparenti, vengono utilizzati per operazioni rapide e non eccessivamente contaminanti, come la gestione dei cibi. Non a caso, sono i tipici guanti disponibili nei reparti ortofrutta dei supermercati.

Efficacia e smaltimento

Guanti trasparenti

Tutti i guanti monouso sono strumenti efficaci per evitare le contaminazioni a livello della pelle, purché utilizzati secondo le indicazioni del produttore e nei contesti per i quali sono stati creati. In merito alla protezione per il COVID-19, la questione non è tanto relativa al materiale impiegato ma alle regole di utilizzo.

Per poter infettare l’organismo, il coronavirus necessita di poter raggiungere le mucose e le vie d’accesso al corpo, come naso, bocca e occhi. La presenza sulle mani può essere quindi eliminata con acqua e sapone, prestando attenzione a non toccarsi il volto. Questa necessità rimane valida anche indossando i guanti, i quali non garantiscono l’assenza di rischi di contagio. Se la superficie del guanto è contaminata, portando le mani al volto non si può escludere l’infezione. Per questo è necessario disinfettare i dispositivi stessi mentre li si indossa e, ancora, prestare attenzione alla sicurezza quando vengono tolti.

In merito allo smaltimento, tutti i guanti devono essere regolarmente gettati negli appositi contenitori, affinché non finiscano nell’ambiente. Possono richiedere anche parecchi decenni per potersi degradare, rappresentando un rischio per gli animali, i quali potrebbero ingerirli inavvertitamente. Se usati in ambito medico o come protezione dal contagio, devono essere smaltiti negli appositi contenitori per i rifiuti a rischio biologico. Negli altri casi, nella raccolta differenziata a seconda del materiale di produzione.

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