Greta Thunberg e gli insulti di Libero, emblema di un mondo che ha fallito

Greta Thunberg e gli insulti di Libero, emblema di un mondo che ha fallito

Greta Thunberg offesa sulle pagine di Libero, un attacco volgare e ingiusto verso una ragazzina che sta lottando per migliorare il mondo in cui viviamo.

Per accogliere al meglio Greta Thunberg, la 16enne attivista svedese che oggi partecipa a un seminario al Senato della Repubblica, il quotidiano Libero ha pensato bene di partorire un’altra delle sue “famigerate prime pagine”. Non ne parleremmo, ovviamente, se non perché rappresenta la peggiore reazione possibile – proprio quella che ci auguravamo non arrivasse mai – di fronte a “skolstrejk för klimatet”, il movimento globale con cui milioni di giovani (e no) da mesi scendono regolarmente in piazza per chiedere a gran voce che la politica si assuma le proprie responsabilità di fronte alle decisioni da prendere per bloccare o almeno mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Una minaccia al futuro di tutti, certo, ma soprattutto dei più giovani.

Ogni venerdì centinaia di migliaia di studenti in centinaia di città del mondo disertano la scuola (proprio come fa Greta dalla scorsa estate) in una catena internazionale di manifestazioni come quella che andrà in scena – di nuovo, dopo il mese scorso – venerdì 19 aprile a piazza del Popolo a Roma. Stavolta con un’ospite d’eccezione: la stessa Thunberg che, in treno, sta percorrendo un breve tour europeo – ha parlato anche al Parlamento europeo di Strasburgo – che la condurrà anche nel Regno Unito. Ieri ha invece incontrato il Papa che le ha detto di “continuare così”.

Nel frattempo, “Time” ha appena inserito la giovane ambientalista fra le 100 persone più influenti del 2019. Libero, col suo direttore Vittorio Feltri, ha pensato di tornare a elevare il giornalismo italiano alle massime vette della vergogna confezionando un prima da incubo. Tanto da pensare che, davvero, alcuni giornalisti italiani trascorrano le ultime ore della giornata a pensare come massacrare non solo una categoria, ma anche il tessuto sociale.

Quella prima contiene tutto il peggio che si potesse vomitare su un movimento del genere e sulla sua piccola icona. “La Rompiballe va dal Papa” si legge nell’apertura, accompagnata da vomitevoli sommari e catenacci. Nel primo si attribuisce un virgolettato inventato che neanche un giornale satirico di provincia (“Bergoglio in Vaticano: vieni avanti Gretina”). Nel secondo si approfondisce l’orrore schiaffato in prima:

Francesco omaggia l’ambientalista svedese, che lo ringrazia per il suo impegno e oggi sfilerà in Senato. Mentre il pontefice per Pasqua farà un discorso tutto pro immigrati e anti-Salvini.

La prima pagina di Libero non ci fa vergognare. Ci siamo già vergognati abbastanza, troppe volte, per quella carta così penosamente impiegata. La prima pagina di Libero non ci fa neanche schifo, perché quel forte sentimento di indignazione lo riserviamo a ben altre battaglie che ci toccano il cuore, come quelle per gli animali soffocati dalle plastiche o i fenomeni meteorologici sempre più intensi che tolgono casa e futuro a milioni di persone. La prima pagina di Libero è però un concentrato di “cattivismo” allo stato puro, e in questo senso ci interessa eccome. Ci interessa come reperto antropologico, per così dire. In stile “come eravamo” prima della tragedia planetaria. Riguarda la capacità innata di spararci pervicacemente contro anche quando non c’è nulla da mettere nel mirino, di costruire complottismi dove non esistono, disegnando i bersagli adeguati per l’occasione. Al solo fine di sparare al bersaglio, anche se intorno c’è il nulla.

Greta è giovane, soffre della sindrome di Asperger, ma non sembra (all’apparenza) che quella problematica condizione le impedisca un forte e spassionato impegno per l’ambiente, è svedese – dunque lontana dalle piccolezze quotidiane dell’Italietta dei Feltri – vola altissimo, è candidata al premio Nobel ed è una donna. Insomma Greta Thunberg è il nemico perfetto: fragile e fortissima allo stesso tempo, ma al contempo un’icona per centinaia di migliaia di ragazzi che non sanno neanche chi sia Feltri, cosa sia Libero e a cosa serva davvero se non come sfogatoio di una generazione che avrà forse vinto, economicamente parlando, ma che ha perso ogni tipo di autorevolezza e rispettabilità per parlare del mondo, men che meno per prepararci un futuro migliore. Di questo, tuttavia, non se ne dispiace, ma anzi continua a bearsi della propria, stolta parte di cattiva maestra.

Fortuna nostra e loro, quei ragazzi viaggiano sereni a testa alta con le loro sacrosante richieste a quei politici a cui “giornali” come Libero fanno da sempre da grancassa, ma che nessuno legge più se non chi vive attaccato allo scoglio di un mondo che sta cambiando. Rimane l’amarezza per una classe giornalistica che non riesce a replicare punto su punto, non sa dissociarsi con una voce sola, non sanziona certi comportamenti. Ma forse, pensandoci bene, meglio il vuoto dell’indifferenza. Abbiamo davvero finito le energie per replicare a chi concepisce il massacro personale come mezzo polemico.

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