Greenpeace: i biocarburanti minacciano le foreste

Greenpeace: i biocarburanti minacciano le foreste

Secondo Greenpeacea, l'obbligo europeo di produrre almeno il 10% della benzina da materie prime rinnovabili può favorire la deforestazione

Un boomerang che rischia di accelerare la perdita di biodiversità e aggravare il cambiamento climatico. L’allarme, lanciato da Greenpeace nel rapporto “La benzina verde minaccia clima e foreste“, riguarda la normativa europea che obbliga a usare almeno il 10% di biocarburanti e che, secondo l’associazione, rischia di favorire l’aumento della deforestazione, con conseguenze immaginabili sull’equilibrio dell’ecosistema globale.

Un rischio, che, in realtà, anche l’Unione europea sembra avere ben presente, tanto da vietare l’uso di biocarburanti che provengano dal cambio diretto di destinazione d’uso dei suoli. Non è consentito, in altri termini, trasformare la foresta pluviale in piantagioni di colza o soia per la produzione di biofuel.

Il problema, denuncia Greenpeace, è che il divieto può essere facilmente aggirato attraverso il cosiddetto “cambio indiretto di destinazione d’uso”. Basta, in sostanza, aggiungere un passaggio intermedio, convertendo suolo forestale in terreni alimentari, da trasformare subito dopo in piantagioni per la produzione di biocarburante.

L’obiettivo è giusto, i mezzi sbagliati – ha dichiarato Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace – serve una legge che renda obbligatorio il calcolo delle emissioni serra prodotte dal ciclo completo di lavorazione dei biocarburanti. Bisogna incentivare il biodiesel a basso impatto ambientale: dunque coltivazioni locali, che non richiedono l’uso di pesticidi e crescono con poca acqua. Solo a queste condizioni si può veramente parlare di biodiesel.

L’allarme lanciato dall’associazione ambientalista riguarda in particolar modo l’Italia, dove il biodiesel viene prodotto prevalentemente con materia prima d’importazione. Secondo il dossier, tra l’altro, il nostro Paese detiene il record europeo di consumo di olio di palma, una delle colture a più alto impatto ambientale. “Gli italiani che vanno in vacanza usando la macchina – conclude Campione – fanno il pieno di cambiamenti climatici, deforestazione ed estinzione di specie”.

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