Greenpeace contro Veronesi sul nucleare

Greenpeace contro Veronesi sul nucleare

Ha fatto e sta facendo discutere la dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi da Umberto Veronesi, in merito ai rischi legati al ritorno dell’Italia all’energia nucleare e allo smaltimento delle scorie derivanti dal funzionamento delle centrali. L’ex Ministro della Sanità, attuale Presidente dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare, si è detto “disposto a dormire con scorie nucleare nella […]

Ha fatto e sta facendo discutere la dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi da Umberto Veronesi, in merito ai rischi legati al ritorno dell’Italia all’energia nucleare e allo smaltimento delle scorie derivanti dal funzionamento delle centrali. L’ex Ministro della Sanità, attuale Presidente dell’Agenzia di Sicurezza Nucleare, si è detto “disposto a dormire con scorie nucleare nella camera da letto, in quanto non esce nemmeno la minima quantità di radiazioni”.

L’associazione ambientalista, dati alla mano, ha replicato lanciando una campagna mediatica sul proprio sito ufficiale e attraverso le pagine di Facebook, al grido “Il pinocchio nucleare“. Secondo Greenpeace, che prende come riferimento la valutazione del World Nuclear Transport Institute risalente al luglio 2006, la radioattività emessa da un contenitore di scorie a un metro di distanza oscilla tra i 40 e i 200 microSievert ogni ora. Moltiplicando la cifra per un riposo medio di sei ore a notte, ne risulterebbero tra 87 e 438 mSv ogni anno, valore centinaia di volte superiore alla dose massima consentita per ogni individuo (1 mSv) senza incorrere in seri problemi per l’organismo. Secondo l’ICRP (Commissione Internazionale per la Protezione dalla Radiazioni), una simile esposizione provocherebbe un incremento di circa 250.000 casi di tumore fatale su tutto il territorio italiano. Una prospettiva di certo non allettante.

Anche le considerazioni di Veronesi sull’apertura di stati stranieri come Spagna e Svizzera in merito alla gestione di centrali e scorie nucleari, prosegue Greenpeace, sono da considerarsi prive di fondamento. Solo cinque comuni su oltre 8.000 del paese iberico si sono dichiarati disposti ad accogliere temporaneamente gli scarti degli impianti esteri, incontrando tra l’altro la ferma opposizione dei parlamenti regionali, mentre in Svizzera non sarebbero stati avviati i cantieri per la costruzione di tre nuovi reattori, ma i cittadini si sono espressi tramite referendum per l’abbandono dell’atomo come fonte di energia nelle aree di Berna e St. Gallen.

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