Green New Deal: opportunità per l’Italia

Green New Deal: opportunità per l’Italia

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Ecco quali sono le opportunità offerte da un Green New Deal e come l'Italia può sfruttarle.

Da molti addetti ai lavori, il Green New Deal – il piano sul clima dell’Unione Europea fortemente sponsorizzato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen – è stato interpretato come vera e propria presa di posizione forte da parte dell’Europa sull’ambiente e sui cambiamenti climatici.

Il documento si focalizza in modo specifico sulle modalità per “rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, stimolando l’economia, migliorando la salute e la qualità della vita delle persone, prendendosi cura della natura e migliorando l’ambiente”.

Il testo impegna nel concreto i singoli Paesi dell’Unione Europea a implementare azioni urgenti per far fronte ai cambiamenti climatici e alle “sfide ambientali”, nell’ottica di tenere sull’1,5° il riscaldamento globale ed evitare la scomparsa significativa delle biodiversità.

Le linee-guida di questa transizione saranno legate alla decarbonizzazione del settore energetico, in quanto la produzione e l’uso dell’energia rappresentano una parte considerevole delle emissioni di gas a effetto serra in Europa, alla ristrutturazione degli edifici, e alla promozione di un’industria più verde e trasporti sempre più sostenibili.

In questo contesto, l’Italia ha davanti a sé importanti opportunità per delineare un nuovo ciclo economico basato su investimenti, crescita sostenibile e visione chiara del futuro. L’occasione di imprimere una svolta alla strategia industriale, facendo leva sulle risorse messe a disposizione da Bruxelles e sulle nuove norme in discussione in tema ambientale.

Ovviamente, l’Italia si trova, in questo scenario, a dover affrontare alcune sfide non semplici, per riuscire ad accelerare il processo verso un’economia in linea con il Green New Deal. Sfide che possono andare da una non scontata traslazione della fiscalità sulle fonti fossili, alla spinta verso un’economia davvero circolare e basata esclusivamente sulle fonti rinnovabili di qualità.

C’è tanto da fare, ma le basi di partenza sono particolarmente incoraggianti, soprattutto in tema di energie rinnovabili. Secondo l’ultimo report RECAI (Renewable Energy Country Attractiveness Index) di EY, che classifica i migliori 40 paesi del mondo in base agli investimenti e alle opportunità di sviluppo nel settore delle rinnovabili, l’Italia si posiziona al 17° posto. Una posizione di tutto rispetto.

Tra i fattori che contribuiscono a questo risultato, lo studio annovera prima di tutto il raggiungimento della grid parity, ovvero il fatto che chi investe sulla realizzazione di un nuovo impianto riesca ad avere un ritorno interessante, anche in assenza di incentivi.

Senza dimenticare la solida crescita del mercato dei PPA (Power purchase agreement), ovvero contratti a lungo termine in base al quale un’attività privata acquista energia elettrica direttamente da un provider di energia rinnovabile a prezzi concordati.

Secondo l’analisi di EY, inoltre, in Italia il mercato secondario delle energie rinnovabili si presenta con una particolare dinamicità, segno che il Belpaese ha una possibilità concreta di continuare a essere protagonista del settore e attrarre sempre più investimenti.

Certo, non mancano le criticità come l’elevata complessità burocratica, contraddistinto da un iter autorizzativo molto articolato in merito alla realizzazione dei nuovi impianti eolici e fotovoltaici, a causa del coinvolgimento di numerosi enti, ognuno dei quali procede con una propria valutazione e prescinde spesso dall’oggettività della situazione.

Credo, in questo senso, sia necessaria una maggiore uniformità di vedute e una migliore condivisione degli obiettivi strategici tra tutti gli stakeholder coinvolti.

Intervento a firma di Alessandra Toschi, Managing Director di BayWa r.e.

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