Green Economy, Pecoraro Scanio: New Deal sia coraggioso ed equo

Green Economy, Pecoraro Scanio: New Deal sia coraggioso ed equo

Green New Deal e necessità di spingere per la transizione verso fonti energetiche rinnovabili al centro di un'intervista ad Alfonso Pecoraro Scanio.

Un Green New Deal che coinvolga istituzioni, ma anche realtà sociali ed economiche. Questo è quanto auspica il presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, ex Ministro dell’Ambiente ed ex Ministro dell’Agricoltura, di ritorno dall’incontro a Maratea con i giovani innovatori.

Lì ha incontrato anche Jeremy Rifkin, già suo consigliere durante l’esperienza ministeriale all’ambiente. Gli abbiamo rivolto qualche domanda relativa alla nuova pubblicazione di Rifkin e alla crescente spinta verso la Green Economy.

Presidente Pecoraro Scanio lei è di ritorno dall’incontro a Maratea con i giovani innovatori e con il suo amico Jeremy Rifkin, che fu suo consigliere al Ministero dell’Ambiente dal 2006 e prima ancora suo sostenitore nella campagna No OGM da Ministro dell’Agricoltura. Proprio ieri è uscito il nuovo libro di Rifkin “Green New Deal”, cosa ne pensa?

Conosco Jeremy e abbiamo condiviso tante battaglie. Posso dire che abbiamo avuto ragione sui rischi del #climatechange, su quelli relativi a OGM e Nucleare e tanto altro.

Abbiamo parlato a lungo sabato e penso che quando a Ottobre uscirà il suo nuovo libro anche in Italia avremo uno strumento in più per accelerare verso quella transizione energetica sempre più urgente.

Che tipo di Green New Deal serve?

Innanzitutto un vero Green New Deal che non sia solo uno slogan. Oggi da Ursula a Conte tutti lo inseriscono nel programma e questo è un bene, ma i contenuti devono essere quelli indicati da Jeremy e che riassumono i valori della terza rivoluzione industriale per cui ci battiamo da anni.

Conte ha proposto un patto governo-imprese. Quali sono le sue impressioni al riguardo?

Credo che vanno coinvolti innanzitutto Comuni e Regioni e occorre partire dal riconoscere la gravità del momento con le dichiarazioni di emergenza Climatica a tutti i livelli. Poi occorre coinvolgere tutti i settori della società dalle università alle associazioni, da artigiani ad agricoltori e pescatori, le industrie, i sindacati e le cooperative.

Occorre coinvolgerli nelle diverse strategie di uscita dall’economia basata sui combustibili fossili. Occorre coraggio ed equità.

Come è possibile raggiungere questi obiettivi?

Le realtà economiche più forti devono dare il contributo più importante. Devono essere sostenute le attività di ricerca e innovazione. Per esempio occorre coordinare il taglio ai sussidi ai fossili con una forte azione per la mobilità elettrica e a idrogeno. Serve tagliare prima il sostegno ai colossi dei fossili e aiutare i soggetti più deboli verso la transizione.

Lei avviò la transizione energetica nel 2007 con il Conto Energia, che ha reso l’Italia leader nella produzione di energia dal sole, ma anche con l’ecobonus, la Conferenza sul clima e in Europa con la strategia 20/20/20. Perché tutto si è poi bloccato e perché oggi potrebbe ripartire quella strategia?

Nel 2007 io e altri colleghi in Europa riuscimmo a dare alla politica un ruolo propulsore verso una svolta green, ma le lobby dei fossili erano molto spregiudicate e in modi diversi bloccarono quella spinta.

In Italia montarono una campagna stampa di fake news per descivermi come l’uomo dei No proprio mentre finanziavo 1000 cantieri contro il dissesto idrogeologico, in parte con i soldi tolti al progetto affaristico di “ponte sullo Stretto”. Poi crearono l’emergenza rifiuti a Napoli per spingere gli inceneritori finanziati con i soldi destinati alle rinnovabili (Cip6) e seppellire il governo Prodi secondo loro troppo condizionato dalla mia guida che aveva reso i Verdi troppo indipendenti dai DS e dai “poteri forti”, che io definirei “neri di petrolio”.

Cosa pensa che accadrà ora?

In questi anni i disastri dovuti al #climatechange sono aumentati in modo superiore alle previsioni e molte imprese e le opinioni pubbliche hanno capito che avevamo ragione. Oggi una parte della politica con i Trump e Bolsonaro, ma anche con i loro seguaci italiani balbetta ancora ridicole frasi ecoscettiche.

Perfino il mondo della finanza mette in conto la prossima fine dei fossili e il rischio estinzione di massa se non arriviamo entro il 2040 a un’economia a zero emissioni climalteranti. Poi milioni di giovani e non solo stanno manifestando in tutto il mondo per la dichiarazione di emergenza climatica. Occorre agire ora.

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