Green Economy: imprese e report di sostenibilità, 6 raccomandazioni

Green Economy: imprese e report di sostenibilità, 6 raccomandazioni

Fonte immagine: Foto di annca da Pixabay

Dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile 6 raccomandazioni per le imprese in ottica di rendicontazione della propria attenzione all'ambiente.

Sei raccomandazioni per il Green Reporting destinate alle imprese italiane. A pubblicarli la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile durante l’incontro “La Green Economy nel reporting non finanziario”, organizzato dalla fondazione in collaborazione con Itelyum con Global Compact Network Italia. Si tratta di indicazioni affinché i rapporti siano strumenti di strategia, non soltanto di comunicazione, tratte da un’analisi di quelli che sono i documenti non finanziari presentati dalle aziende (coinvolte 130 tra le 200 “obbligate a rendicontare informazioni non finanziarie nel rispetto del D.Lgs. 254 del 2016”).

Durante l’analisi sono stati identificati 86 indicatori chiave, mediante i quali ottimizzare i report di sostenibilità delle aziende in ottica Green Economy. In base alle raccomandazioni dovrebbero essere inseriti nei testi temi quali economia circolare, cambiamento climatico, biodiversità e capitale naturale. Ha spiegato Edo Ronchi, presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile:

La transizione alla green economy richiede il pieno coinvolgimento del mondo delle imprese. Questo necessariamente richiede agli imprenditori di innovare approcci e strumenti, inclusi quelli legati alla rendicontazione non finanziaria. Con questa indagine abbiamo voluto verificare il livello raggiunto dagli attuali strumenti di rendicontazione in relazione ai criteri e agli obiettivi di green economy. Ne sono scaturite 6 raccomandazioni che mi auguro possano essere utili alle imprese per trasformare il reporting in un efficace strumento di orientamento strategico e di innovazione green dei propri modelli di business.

Di seguito le 6 raccomandazioni, destinate a una corretta stesura dei Green Report:

  1. Dare più spazio alle tematiche ambientali: planet first!
  2. Dal processo al prodotto: mettere al centro la qualità ambientale dei beni e servizi.
  3. Obiettivi e target: misurare le proprie performance ambientali.
  4. Climate action: misurare e ridurre la carbon footprint di processo e di prodotto.
  5. Circular economy: orientare il modello di business in chiave circolare.
  6. Capitale naturale e biodiversità: un nuovo patto tra imprese e territorio.

In maniera più estesa si tratta di rappresentare in maniera adeguata la dimensione ambientale entro i report non finanziari, incrementando le indicazioni relative all’ambiente e le rendicontazioni relative alle performance ambientali.

Anche dal punto di vista dell’impatto ambientale, legato alle proprie attività, le imprese devono espandere il perimetro strettamente correlato a uffici e processi produttivi. Occorre inserire anche beni e servizi, spesso trascurati all’interno dei report (appena l’8% delle aziende li indica), ma tra le note più dolenti quando si tratta di ripercussioni sull’ambiente.

Discorsi simile a quanto avviene in relazione alle emissioni di gas serra. Se da un lato il 92% delle imprese rendiconta serie storiche delle proprie emissioni, appena il 35% estende tali valutazioni alla propria catena del valore.

Scarsa attenzione anche agli interventi di miglioramento della propria circolarità, dal design del prodotto fino ad arrivare al modello di business (indicati soltanto nell’11% dei casi). Percentuale che si spinge soltanto fino al 28% relativamente alla rendicontazione delle forniture di materia prima riciclata e al 31% per le pratiche volte a ridurre l’uso di “materia prima vergine”. Infine una nota da parte della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in relazione alla biodiversità:

Nonostante il tema della biodiversità sia toccato dal 45% dei report analizzati, appena il 12% delle imprese lo considera materiale. La perdita della biodiversità, la ridotta funzionalità degli ecosistemi, la diminuzione della resilienza ecologica possono retroagire sulle imprese e sulle filiere produttive, generando nuovi rischi e richiedendo strategie e azioni differenti. Per questo è importante che le imprese misurino e siano consapevoli dei propri potenziali fattori di impatto sul contesto ambientale e della loro relazione con la biodiversità: attualmente solo l’8% delle imprese effettua tale tipo di rendicontazione.

Antonio Lazzarinetti, presidente Itelyum:

È necessario applicare al green reporting indicatori omogenei per poter misurare l’operato non solo della singola azienda ma anche di gruppi di imprese come avviene nella rendicontazione finanziaria. Ciò consentirà di misurare le performance di settori omogenei, nell’industria manifatturiera e in quella dei servizi, e di fornire alle istituzioni elementi preziosi per lo sviluppo di politiche industriali orientate alla sostenibilità.

Marco Frey, presidente Fondazione Global Compact Italia:

La sostenibilità sta acquisendo rapidamente rilevanza strategica e il tema dell’accountability è in una fase di evoluzione ben descritta nell’analisi svolta dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che si è in particolare concentrata sulla dimensione ambientale. Le imprese sono chiamate, anche dal mondo della finanza, a fornire una rappresentazione sempre più rigorosa del loro contributo alle sfide globali che l’Agenda 2030 ha tracciato.

Simona Melchiorri, Sustainability Officer Cassa Depositi e Prestiti:

Il business model di Cassa Depositi e Prestiti è da sempre caratterizzato da una dimensione di circolarità attraverso la quale il risparmio dei cittadini viene investito per lo sviluppo sostenibile del territorio. Con il nuovo Piano Industriale la dimensione degli impatti green è al centro dell’orizzonte strategico con l’obiettivo di far crescere il peso di questi investimenti fini al 15% delle risorse mobilitate nel prossimo triennio.

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