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Gravidanza: vino, anche poco danneggia il cervello dei neonati

Gravidanza: vino, anche poco danneggia il cervello dei neonati

Consumare alcol durante le prime fasi della gravidanza può limitare lo sviluppo del cervello del bambino, a sostenerlo la University of Sydney.

Bastano due bicchieri di vino a settimana durante le prime fasi della gravidanza per danneggiare il cervello del bambino. Ad affermarlo un gruppo di ricercatori della University of Sydney, guidato dalla Dr.ssa Briana Lees. La pubblicazione della ricerca è avvenuta sulla rivista American Journal of Psychiatry.

Durante le prime fasi della gravidanza lo sviluppo del cervello dei bambini risulta critico, spiegano i ricercatori. Tanto che un consumo anche moderato di vino può arrestarlo, anche se tale consumo dovesse essere interrotto col proseguire della gestazione.

Secondo i ricercatori basterebbero 16 bicchieri di vino consumati nell’arco delle prime 6-8 settimane di gravidanza per produrre gli effetti negativi per il bambino. Ha spiegato la Dr.ssa Lees:

La nostra ricerca dimostra che persino ridotte quantità di alcol durante la gravidanza possono avere un impatto significativo sullo sviluppo cerebrale. Precedenti ricerche hanno mostrato che un consumo elevato può causare danni al bambino. Ad ogni modo, questo studio mostra che qualsiasi quantitativo di alcol durante la gravidanza è associato con un sottile, eppure significativo, effetto comportamentale e psicologico nei bambini inclusi ansia, depressione e deficit di attenzione.

La Dr.ssa Lees ha proseguito sottolineando che maggiore è l’esposizione all’alcol all’interno dell’utero, più gravi sono le conseguenze per il nascituro. Ha dichiarato anche:

I bambini hanno mostrato effetti negativi persino se sono stati esposti a bassi livelli di alcol durante le primissime settimane, prima che la madre interrompesse il consumo. La difficoltà è dato dal fatto che molte donne non sanno di essere incinte nei primissimi stadi della gravidanza.

Come spiegato dai ricercatori, lo studio è stato condotto su 10mila bambini di età compresa tra 9 e 10 anni. Gli studiosi hanno sottoposto i partecipanti a risonanza magnetica (RMI) allo scopo di valutare volume e superficie del cervello.

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