Gran Bretagna carbon neutral entro il 2030

Gran Bretagna carbon neutral entro il 2030

Si rinnova il progetto Zero Carbon Britain, l'obiettivo nato nel 2007 presso il Centre For Alternative Technology e arrivato alla sua terza revisione.

Una nazione carbon neutral entro il 2030: è questo il proposito che il CAT, il Centre For Alternative Technology, ha in programma per la Gran Bretagna. Grazie a un apposito progetto, il Regno Unito potrebbe raggiungere la piena sostenibilità energetica senza far ricorso a combustibili fossili e alla produzione indiscriminata di CO2. Si tratta però di uno scenario fattibile? E, soprattutto, verrà recepito dalla governance?

>>Scopri l’efficenza energetica della Gran Bretagna

Il CAT ha lanciato l’iniziativa Zero Carbon Britain qualche anno fa, precisamente nel 2007. L’obiettivo è quello di radunare i maggiori esperti in ogni settore di vita indispensabile per l’uomo – dalla produzione di energia alla mobilità, passando per l’alimentazione – per studiare come si possano ridurre le emissioni nocive e avvalersi delle specificità naturali del territorio. Dal 2007 a oggi molto è cambiato, soprattutto perché la crisi economica mondiale ha costretto a un ridimensionamento delle politiche ecologiche per investire su altri fronti, ma ora gli stessi ricercatori ribadiscono come il traguardo sia comunque del tutto fattibile da raggiungere.

È un lunghissimo report – il terzo pubblicato in questi anni – che dimostra quale sia la strada da seguire. Per diventare carbon neutral, o meglio carbon zero, è innanzitutto necessario intervenire sul settore dell’energia. La Gran Bretagna è particolarmente favorita per l’installazione di impianti eolici sia classici che offshore, così come non mancano le risorse idriche per il ricorso a mini-centrali che non modifichino la geografia del territorio e che rispettino profondamente la flora e la fauna dei corsi d’acqua. L’energia da sola non basta, quindi si deve intervenire anche su altri fronti: fra tutti, quello dell’alimentazione. La soluzione potrebbe essere il progressivo allontanamento dai cibi di origine animale, non tanto per una credenza vegetariana in sé, quanto perché gli allevamenti sono fra i principali produttori di sostanze inquinanti e di anidride carbonica. Il passaggio a una dieta completamente agricola, inoltre, permetterebbe di associare alla produzione di frutta e verdura quella di gas per uso domestico, con campi a biomassa o locazioni di fermentazione degli scarti per il recupero di metano.

Il programma è decisamente interessante e, almeno sulla carta, ha tutte le chance per raggiungere il successo. Purtroppo, però, non sembra esserci un preciso supporto politico e non tutta l’opinione pubblica è informata su questa possibilità. Riuscirà il CAT nel suo intento?

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

VII Forum Qualenergia: intervista a Pietro Colucci di Innovatec e Kinexia