Governo giallorosso o elezioni, per favore parlateci di ambiente

Governo giallorosso o elezioni, per favore parlateci di ambiente

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Nell'agenda politica è sparito l'ambiente: qualche accenno al primo giro di consultazioni, poi più nulla, eppure di spazio ce ne sarebbe e le urgenze sono quotidiane.

C’è stato un breve accenno, la settimana scorsa. Una fiammata. In concomitanza col primo giro di consultazioni al Quirinale sia Luigi Di Maio che Nicola Zingaretti hanno infilato nelle loro priorità di facciata lievi sprazzi di attenzione all’ambiente. Il primo l’ha inserito all’interno dei suoi dieci punti nei quali chiede un cambio di paradigma sull’ambiente con un’Italia al 100% rinnovabile, il no alle trivelle e ai termovalorizzatori. Slogan e posizioni note da un decennio, nulla di nuovo (e nulla di fatto, dopo un anno al governo, eccetto il sostanzioso ecobonus per i veicoli elettrici). Il segretario dem ha invece escluso l’ambiente nei suoi tre punti presentati al presidente Sergio Mattarella, che poi dovevano essere una sintesi dei cinque approvati all’unanimità in direzione, fra cui invece spuntava l’obiettivo di “costruire un modello di sviluppo che si fondi sulla sostenibilità ambientale”.

Poco, troppo poco. Roba da comunicazione spicciola per palati poco fini. Anzi, per un’altra epoca, quella in cui forse ci si poteva permettere di ignorare certe urgenze. Mentre la Groenlandia si scioglie e Donald Trump cerca di comprarsela per traforarla delle sue ricchezze, l’Amazzonia va a fuoco e il presidente brasiliano rifiuta gli aiuti (ma per anni ne ha incassati a palate dal Fondo Amazzonia) parlando di trattamento da “colonia” di un gigante che non riesce a prendersi le proprie responsabilità, un Paese come l’Italia dovrebbe mettere al centro delle sue priorità l’ambiente. Non dovrebbe parlare di Rai ma dei problemi del suolo che smotta a causa dell’abusivismo. Non dovrebbe perdere (troppo) tempo sulle caselle dei ministri ma puntare dritta ai contenuti: cosa fare, per esempio, con il ciclo dei rifiuti, dramma vero ancora in troppe parti del Paese, per cambiare finalmente strada. Dire no e mai più ai condoni edilizi. Alzare la posta sulla cura delle acque, delle coltivazioni, della flora e della fauna. Parlare di ambiente significa parlare di qualità di cittadinanza.

Il “green new deal” di cui molti si riempiono la bocca ha bisogno di proposte concrete che non abbiamo ancora sentito. Sulla riduzione delle emissioni nelle nostre città asfissiate, sulla mobilità sostenibile, sui nuovi paradigmi dell’alimentazione e gli allevamenti intensivi. Deve toccare gli interessi di pochi per migliorare il destino di molti. Non bastano le etichette anglosassoni per dirsi attenti a un tema: servono le soluzioni e le formule chiare.

Soprattutto in una fase come questa, mentre un nuovo governo sta per nascere. Sia che abbia un mandato politico, come quello giallorosso dalla gravidanza travagliata e l’esito incerto fra Movimento 5 Stelle e Pd, che il compito di traghettarci alle elezioni ed evitarci troppi pasticci contabili. Vedremo nelle prossime 48 ore cosa deciderà il capo dello Stato. Ma una cosa è certa: nessuno, in queste ore come nei mesi scorsi, né nelle campagne elettorali precedenti (basti vedere la nostra analisi dei programmi alla vigilia della tornata europea dello scorso maggio) ci parla di ambiente nel modo giusto. Fuori dalla retorica del topic che va assolutamente toccato, magari impastandolo con altri per poi saltare oltre, ma con l’obiettivo di coltivare una costola verde all’interno del proprio movimento.

Eppure di spazio ce ne sarebbe. E anche tanto. In un Paese che ha un forte associazionismo ma non ha mai avuto un partito Verde degno di questo nome come in molti vicini europei, in cui la storia di quella proposta politica è stata al contempo avanguardista e troppo timida, raramente in grado di trovare la chiave per imporre con concretezza argomenti che oggi stanno esplodendo in tutta la loro gravità. Il punto è che l’opinione pubblica, ma il clima sta cambiando anche metaforicamente, vede quelle istanze lontane dalla vita quotidiana. Non solo non è così ma sono anche moltissimi i punti-caldi che ci toccano da vicino, anche volendo lasciare il dibattito filosofico ai guru in barca a vela, dalla tassa sui rifiuti all’erosione delle coste, dall’abusivismo che sfigura il paesaggio al turismo fino alla salute, come dimostrano i tumori della Terra dei fuochi.

Chiunque finirà per governare, ma anche se dovesse partire l’ennesima, estenuante campagna elettorale, parlateci per favore di ambiente. E fatelo bene, circondandovi delle giuste competenze e spiegandoci perché qualsiasi politica di sviluppo non possa che partire dallo stato allarmante in cui versa il pianeta e, nel nostro piccolo, l’Italia.

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