Gorilla Rafiki: 11 anni di carcere al suo assassino

Gorilla Rafiki: 11 anni di carcere al suo assassino

Fonte immagine: Pexels

Uccisione del gorilla Rafiki, arriva la sentenza in Uganda: per il responsabile le corti hanno comminato ben 11 anni di carcere.

Emessa la sentenza per l’uccisione del gorilla Rafiki, l’esemplare simbolo dell’Uganda. Le corti locali hanno infatti deciso di comminare ben 11 anni di carcere all’uomo che, qualche settimana fa, ha causato la morte del prezioso primate. Una pena dura ed esemplare, voluta dalla magistratura per sottolineare l’importanza della protezione di una specie tanto a rischio.

La vicenda risale allo scorso giugno, quando Rafiki – uno dei gorilla simbolo del Bwindi Impenetrable National Park – è stato rinvenuto senza vita. Da oltre 17 anni l’animale era diventato una sorta di mascotte locale, sia perché capace di mantenere il suo branco coeso che per la curiosità e l’affetto dimostrato all’uomo. Non a caso, Rafiki in swahili significa proprio “amico”.

Gorilla rafiki: le indagini

Le indagini hanno portato all’identificazione del responsabile, Felix Byamukama. L’uomo si è dichiarato colpevole, appellandosi alla legittima difesa. Entrato nell’area protetta del parco per cacciare specie animali più piccoli, l’uomo ha riferito di essere stato aggredito dal gorilla e di non aver avuto altra possibilità per mettersi in salvo.

I membri dell’Uganda Wildlife Authority (UWA) non hanno però mai creduto pienamente a questa ricostruzione dei fatti, proprio poiché Rafiki si è sempre dimostrato amorevole e curioso nei confronti degli umani. La presenza di uno sconosciuto nel parco non sarebbe stata sufficiente per stimolare una sua reazione aggressiva, considerando come l’animale abbia sempre interagito con decine di turisti ogni giorno.

I gorilla di montagna rappresentano una specie ad alto rischio di estinzione, tanto che si stima non esistano più di 1.000 esemplari in libertà. L’uccisione di un capo branco come Rafiki può portare alla disgregazione delle comunità autoctone di primati, con lotte anche letali per la conquista del potere e l’impossibilità dei membri più deboli di trovare sostentamento per la loro sopravvivenza.

Fonte: BBC

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