Rinnovabili, Google: inutili contro i cambiamenti climatici

Rinnovabili, Google: inutili contro i cambiamenti climatici

Fonte immagine: H080

Una ricerca degli ingegneri di Google sostiene che le rinnovabili non funzionano e non rappresentano una soluzione contro i cambiamenti climatici.

Mentre molte potenze ed economie emergenti investono sulle energie pulite per ridurre le emissioni e i costi sanitari dei fossili, gli ingegneri di Google sconvolgono l’opinione pubblica con i risultati di uno studio durato quattro anni. La ricerca finanziata dal colosso dei motori di ricerca è infatti giunta alla scioccante conclusione che “le rinnovabili semplicemente non funzionano”.

Nel 2007 Google ha lanciato il programma RE<C, un’iniziativa volta a dimostrare che le energie rinnovabili sono più economiche del carbone. Come rende noto oggi l’azienda:

All’inizio del RE<C condividevamo l’attitudine di molti ambientalisti: credevamo che grazie a grossi miglioramenti delle tecnologie rinnovabili attuali, la nostra società avrebbe potuto evitare un cambiamento climatico catastrofico. Adesso sappiamo che questa speranza è falsa. Le tecnologie rinnovabili semplicemente non funzionano; abbiamo bisogno di un approccio totalmente differente.

I risultati dello studio sono a dir poco sconfortanti. A condurlo non sono state persone finanziate dalle lobby del petrolio, ma ingegneri che sostengono le tesi di James Hansen sul cambiamento climatico, scienziati convinti che la CO2 rappresenti un pericolo e vada ridotta per scongiurare il peggio. L’obiettivo delle loro ricerche non era semplicemente di installare qualche pannello solare, ma di trovare un modo per rendere le fonti rinnovabili più convenienti dei fossili.

Secondo gli analisti di Google, il problema sostanziale delle fonti rinnovabili è che per costruire, mantenere in funzione gli impianti ed erogare l’elettricità generata occorre più energia di quella prodotta dagli impianti stessi. Un evidente paradosso.

Gli ingegneri di Google affermano che anche se si dovessero elettrificare tutti i trasporti, l’industria e i sistemi di riscaldamento, servirebbe molta energia per distribuire l’elettricità prodotta e costruire le infrastrutture necessarie.

Dall’acciaio al cemento, dal rame al vetro, dalle fibra di carbonio al neodimio, occorrerebbero componenti molto energivore. La transizione verso le rinnovabili, finalizzata al risparmio energetico, rischierebbe di compiersi assorbendo molta più energia. Bisognerebbe costruire un numero sempre maggiore di impianti, occupando vaste aree agricole.

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