Glifosato: da rifare il processo che ha condannato Monsanto

Glifosato: da rifare il processo che ha condannato Monsanto

Il processo nei confronti di Monsanto, per il presunto legame tra glifosato e tumori, potrebbe essere riaperto: non ci sarebbero prove sufficienti.

Si ritorna a parlare del glifosato e del suo presunto legame con l’insorgenza dei tumori. Nella vicenda era stata coinvolta anche l’azienda Monsanto, che in base ad una sentenza emessa dal Tribunale di San Francisco è stata condannata a pagare quasi 290 milioni di dollari a titolo di risarcimento.

Secondo i giudici la somma spetterebbe a un giardiniere che ha utilizzato nel corso di due anni uno dei pesticidi prodotti dall’azienda proprio a base di glifosato. Adesso si apprende che il processo sarebbe da rifare e ben presto la vicenda giudiziaria verrà ripresa in mano.

È stato l’intervento di un giudice della Corte Superiore di San Francisco a voler prendere in considerazione di nuovo il processo, che si caratterizzerebbe per insufficienza di prove. Il magistrato ha sostenuto che non ci sarebbero prove certe che riguardano il legame tra l’uso del glifosato e le malattie.

Quindi, se verrà riaperto veramente il processo, l’azienda produttrice degli erbicidi potrebbe vedere ridotta anche la sua multa, che potrebbe passare da 290 milioni di dollari a 34. Se la vicenda giudiziaria verrà riesaminata e la giuria questa volta prenderà una decisione favorevole nei confronti di Monsanto, assumerebbero altre dimensioni i processi che anche altre persone hanno deciso di intraprendere nei confronti della multinazionale.

Il giardiniere che ha intentato la causa nei confronti di Monsanto è affetto da un tumore al sistema linfatico. Per il momento l’azienda produttrice dei prodotti a base di glifosato non ha voluto commentare ciò che si sta profilando.

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

Top Green Influencer: intervista ad Alfonso Pecoraro Scanio