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Glifosato: Commissione UE rinvia voto su proroga, cresce fronte del No

Glifosato: Commissione UE rinvia voto su proroga, cresce fronte del No

L'Italia conferma il proprio no al rinnovo dell'autorizzazione per il glifosato, Commissione UE rinvia votazione per scarso sostegno dagli Stati membri.

Si allarga il fronte del No alla proroga dell’autorizzazione all’uso di glifosato nell’Unione Europea. La giornata di oggi avrebbe messo in evidenza lo scarso supporto goduto dalla proposta avanzata dalla Commissione UE, che si è trovata in minoranza al cospetto degli Stati membri presenti alla riunione del Comitato europeo per gli alimenti, i mangimi e le piante. Tale assemblea era chiamata, nella giornata odierna, a esprimersi proprio sul controverso argomento dell’impiego dell’erbicida in ambito comunitario.

Due le proposte in esame quest’oggi. La prima riguardava il rinnovo per 10 anni dell’autorizzazione per l’utilizzo di glifosato, respinta con il seguente risultato: 10 Paesi contrari (Italia, Belgio, Francia, Grecia, Croazia, Lussemburgo, Malta, Austria, Slovenia e Svezia), 2 astenuti (Germania e Portogallo), 16 favorevoli (Bulgaria, Danimarca, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Spagna, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Finlandia e Regno Unito).

La seconda era quella che prevedeva un rinnovo della licenza dell’erbicida compreso tra i 5 e i 7 anni. L’assenza di un sostegno sufficiente a superare indenne quest’ultima votazione ha spinto l’organo comunitario a rinviarla, con molta probabilità a novembre. Soddisfazione è stata espressa da Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia:

Bene il voto contrario dell’Italia al rinnovo del glifosato, è un atto di responsabilità. Dieci, sette o cinque anni non cambia nulla, non si può dare il via libera a una sostanza che sta inquinando l’ambiente e che è probabilmente cancerogena per gli esseri umani.

Importante per il fronte del No anche la variazione nella sua composizione rispetto all’ultima votazione datata 2016, con diversi Paesi favorevoli (Belgio, Croazia, Slovenia, Svezia) che hanno scelto di votare contro la proposta e altrettanti Stati (Italia, Austria, Grecia e Lussemburgo) esprimere un chiaro dissenso dopo essersi astenuti durante il precedente consulto.

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