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Giornata mondiale dell’acqua 2019: 2 miliardi di persone in difficoltà

Giornata mondiale dell’acqua 2019: 2 miliardi di persone in difficoltà

Fonte immagine: Pixabay

Secondo uno studio ONU, pubblicato per la giornata mondiale dell'acqua, 2 miliardi di individui vivono una condizione di stress della risorsa idrica.

Dagli anni ’80 il consumo di acqua nel mondo è aumentato in modo costante, dell’1% l’anno, sotto l’impulso dell’aumento della popolazione, della crescita economica e dei cambiamenti che hanno interessato l’uso del suolo.

Il resoconto sul contesto idrico globale arriva dal rapporto “No Leaving Behind”, pubblicato il 19 marzo dalle Nazioni Unite, in occasione della giornata mondiale dell’acqua che si celebra oggi, 22 marzo.

Nel documento si prevede che la domanda di acqua è destinata a crescere sempre di più, trainata dai settori industriali e da quelli domestici, e che i problemi legati alla gestione della risorsa si ingigantiranno col fortificarsi degli effetti indesiderati a opera dei cambiamenti climatici.

Attualmente oltre 2 miliardi di individui vivono in Paesi che presentano una condizione di stress della risorsa idrica, mentre 4 miliardi di persone sono costrette a rinunciare ad utilizzare l’acqua almeno una volta l’anno.

Dal rapporto emerge che nel 2015 circa 4,5 miliardi di persone non hanno goduto di servizi igienico-sanitari gestiti in maniera efficace, e in molte zone mancano ancora le strutture dedicate. Un fattore determinante per lo sviluppo di una nazione, riconosciuto dall’ONU come “fondamentale per il rispetto dei diritti e per il mantenimento della dignità di tutti gli esseri umani”.

Sulla situazione, la direttrice dell’UNESCO Audrey Azoulay ha dichiarato:

L’accesso all’acqua è un diritto umano vitale per la dignità di ogni essere umano, ma ancora oggi miliardi di persone ne sono private. Siamo dunque lontani da ciò che si era prefissata l’ONU. Garantire a tutti l’uso sostenibile della risorsa idrica e dei servizi igienici rimane un obiettivo lontano. Per farlo diventare realtà, serve una volontà collettiva di andare avanti e bisogna garantire l’inclusione delle persone, nessuno deve essere lasciato indietro nei processi decisionali.

Ma “il tempo stringe”, come sottolineato proprio dallo studio. Entro il 2050, infatti, se non dovessimo mettere in campo delle strategie legate alla sostenibilità del settore, e all’ambiente in generale, rischiamo di perdere una quota pari ad addirittura il 40% della produzione cerealicola mondiale. Inoltre, la cattiva gestione della risorsa, insieme ad una mancata attività di mitigazione sui cambiamenti climatici, metterebbe in discussione addirittura il 45% del PIL globale.

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