Giappone: stop alla caccia alle balene

Giappone: stop alla caccia alle balene

Stop alla caccia alle balene in Giappone: non si tratta di una scelta animalista, bensì di una pausa per garantire la sicurezza delle flotte

Oggi si celebra una piccola vittoria per il mondo ambientalista: il Giappone ha deciso di sospendere la caccia alle balene nelle acque dell’Atlantico, rito macabro che si ripete da tempo immemore ormai ogni anno. Sono state proprio le azioni dei gruppi di pressione green a spingere il governo di Tokio a un dietro front delle flotte di caccia.

Non è, purtroppo, una scelta derivante da una rinnovata consapevolezza nella preservazione delle specie a rischio, di cui proprio le balene fanno parte. La decisione delle istituzioni giapponesi, invece, è stata presa a seguito delle operazioni di interferenza di Sea Shepherd che, di fatto, hanno reso impossibile la caccia a questo prezioso mammifero.

Nonostante una moratoria internazionale del 1986, il Giappone continua imperterrito la caccia alle balene. Per ovviare gli accordi mondiali, proprio negli anni ’80 è stato introdotto il concetto di “caccia scientifica“: il governo autorizza la cattura e l’uccisione delle balene per valutarne l’impatto sulla fauna acquifera e, non ultimo, per salvaguardare la pesca. Questa motivazione, tuttavia, nasconde ben altri intenti commerciali: vi è, infatti, un fiorente mercato di contrabbando della carne di balena e, non ultimo, oli derivanti dall’animale così come le sue ossa sono molto diffusi nella cultura tradizionale della nazione, sia come rimedi non provati per la salute che come porta fortuna. Questa tendenza è stata confermata anche dalle autorità nipponiche che, lo scorso gennaio, han dovuto cedere a un mea culpa a causa delle sempre più pressanti richieste delle altre nazioni mondiali.

Non è dato sapere per quanto si protrarrà lo stop all’uccisione delle balene. Di certo, finché gli attivisti continueranno le proprie opere di contrasto, sarà molto difficile rimandare le flotte al largo per ovvi problemi di sicurezza. La speranza, tuttavia, è che non vengano presi provvedimenti normativi per limitare le azioni degli animalisti: in questo caso, vi sarebbero le condizioni affinché la caccia riprenda a pieno ritmo.

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