Ghiacciaio Marmolada, CNR: sparirà tra 25 anni

Ghiacciaio Marmolada, CNR: sparirà tra 25 anni

Fonte immagine: Foto di Antelao da Pixabay

Tempo quasi scaduto per il ghiacciaio della Marmolada, destinato a scomparire tra 25 anni secondo gli esperti del CNR Trieste.

La Marmolada sparirà tra 25 anni. Questo l’allarme lanciato dal CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, secondo cui la minaccia a carico di uno dei maggiori ghiacciai italiani è non soltanto reale, ma anche relativamente a breve termine. Tali conclusioni arrivano dopo che i ricercatori italiani hanno condotto uno studio, che verrà pubblicato tra circa due mesi, proprio sul massiccio situato tra la Provincia di Belluno e quella Autonoma di Trento.

Ghiacciai italiani ed europei minacciati dai cambiamenti climatici e da temperature medie ormai troppo elevate. A conferma delle conclusioni presentate è intervenuto il professor Renato Colucci, tra gli autori dello studio, glaciologo del CNR Trieste:

Nell’ultimo secolo i ghiacciai delle Alpi hanno perso il 50% della loro copertura. I ghiacciai alpini in Italia, Francia, Austria e Svizzera si stanno ritirando a una velocità senza precedenti in migliaia di anni. I ghiacciai delle Alpi orientali e centrali, sotto i 3.500 metri, sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni, perché dal 2004 le temperature medie non ne permettono la sopravvivenza.

Nel mirino il riscaldamento globale e gli effetti sul clima delle attività dell’uomo, con riferimento particolare all’inquinamento atmosferico. Aver bruciato per decenni carbone e petrolio ha provocato emissioni di CO2 in atmosfera, ha proseguito l’esperto, capaci di sconvolgere gli equilibri naturali. A partire dagli anni ’80 le temperature hanno fatto registrare una crescita costante, privando i ghiacciai di quello strato protettivo di neve che ne impediva lo scioglimento massivo:

Fino ad allora anche sotto i tremila metri d’estate rimaneva un po’ di neve sul ghiaccio, che lo preservava e creava la riserva necessaria a formarne altro. Oggi osserviamo spesso la quasi completa scomparsa del manto nevoso: il ghiaccio resta esposto al sole e si fonde. In media si perde da mezzo metro a un metro di spessore all’anno.

In meno di trent’anni scompariranno i ghiacciai “perenni” dalle Alpi centrali e occidentali. Unici superstiti saranno quelli delle più alte cime delle Alpi occidentali. Continuerà a esserci la neve invernale, spiega Colucci, ma non saranno più presenti ghiacciai al di sotto dei 3500 metri e le Dolomiti somiglieranno più agli Appennini. Diversi gli effetti sugli ecosistemi, dalla scomparsa dei ruscelli di montagna fino ai problemi di funzionamento delle centrali idroelettriche.

Problemi in vista anche per il Po, che dai ghiacciai deriva il 30% della sua portata e che andrà incontro a periodi di secca più estesi e frequenti. L’unica soluzione secondo Colucci è un ricorso quanto più rapido possibile alle energie rinnovabili, evitando così di utilizzare fonti inquinanti che incrementano i livelli di CO2 in atmosfera. Un problema che rischia di aggravarsi in maniera irreparabile a seguito dello scioglimento dei ghiacci, come ha sottolineato in chiusura l’esperto del CNR Trieste:

Le Dolomiti sono destinate a scomparire a meno che non ci sia la scelta, non del singolo governo, ma planetaria, di passare alle energie rinnovabili nel minor tempo possibile e nella maniera più completa. Se avessimo iniziato trent’anni fa, ora saremmo più tranquilli e invece dobbiamo fare in fretta, il rischio è che il fenomeno acceleri. Per esempio lo scioglimento del permafrost, il terreno ghiacciato delle steppe, libererebbe enormi quantità di metano, il gas serra con l’effetto maggiore.

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