Gatto nero: perché si dice porti sfortuna

Gatto nero: perché si dice porti sfortuna

Fonte immagine: Pixabay

Il gatto nero da sempre è sinonimo di sfortuna e malefici, sebbene queste dicerie siano infondate: ecco perché si dice porti sfortuna.

Per i più superstiziosi il gatto nero rappresenta una preoccupazione, un sinonimo di cattiva sorte e sfortuna, tanto da regnare incontrastato anche durante la notte più buia dell’anno: quella di Halloween. Nell’elenco degli animali dalla difficile fama, il gatto di colore nero sicuramente regna incontrastato: basti pensare alle reazioni – perlopiù immotivate – che molti assumono in sua presenza. Un compendio di comportamenti irrazionali come quello di bloccarsi se un esemplare attraversa la strada, cambiando direzione, oppure lanciare scongiuri e gesti scaramantici. Eppure, nonostante le dicerie, i felini dal manto scuro non sono portatori di sventura. Da dove nasce questa leggenda?

Gatto nero e leggende

La nomea di gatto porta sfortuna non è recente: affonda le radici addirittura nel Medioevo, quando si temeva la figura delle streghe. Si ritenenva che queste diaboliche presenze vagassero di notte in compagnia dei loro amici più fidati: i gatti neri, emblema dell’oscurità ma anche dell’Inferno e del lutto. Incontrarli non era un buon presagio, poiché difficile distinguerli dalle tenebre, infatti i cavalli si spaventavano alla loro vista fino a disarcionare i cavalieri.

Fu Papa Gregorio IX ad associarli alle streghe, condannandone la presenza e favorendo una lunga caccia sanguinosa. Questo portò a una decimazione pressoché totale, con tanto di allontanamento continuo che ne favorì la morte, condizione che ebbe ripercussioni pesanti durante il periodo segnata dalla peste.

Gatto e sogno

Gatto nero

Anche sognare il felino dal manto nero ha rappresentato, nel tempo, un pessimo presagio: la figura dell’animale è da sempre associata al Diavolo, alla stregoneria e alla morte. Non propriamente un simbolo positivo dal punto di vista onirico e, quindi, presagio di sfortuna e angoscia notturna.

Gatto e arte

Anche la letteratura e la pittura hanno contribuito a perpetrare l’immagine del gatto nero come simbolo di sfortuna: basti pensare all’omonimo racconto lugubre di Edgar Allan Poe. Eduard Manet invece cercò di esorcizzarne l’immagine trasformandolo nell’emblema della locandina della sala da ballo parigina del Folies-Bergère. Nel quadro di Frida, “Autoritratto con collana di spine e colibrì”, il micio nero presente è comodamente appollaiato sulla spalla sinistra, pronto a scattare in difesa dell’artista.

Gatto e streghe

Gatto nero

Come anticipato, la figura del gatto nero è sempre stata raffigurata al fianco delle streghe, come simbolo negativo e compagno di malefatte e magie. Ma la figura magica femminile non era solita accompagnarsi solo con il quadrupede, perché la simbologia malefica è ricca di animali quali gufi, corvi, rane e molti altri: leggende senza fondamento che hanno rovinato la reputazione del felino.

Gatto nero divinità e valido alleato

Nonostante la terribile nomea che ne rovina la reputazione, il gatto nero è stato a lungo idolatrato dagli Egizi, tanto da rappresentare un animale sacro, trovando spazio nelle rappresentazioni dei geroglifici dell’epoca. Nonostante in tanti continuino a temere questo esemplare, in realtà, il gatto nero è un animale molto affascinante, dal carattere leale e affettuoso. In suo onore è stata creata la Giornata Mondiale del Gatto Nero, che cade il 17 di novembre, nata in difesa di questo esemplare: ogni anno nel mondo, a causa di superstizioni infondate, si stima muoiono 60.000 esemplari.

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