Salva gatta in Kosovo, a processo l’ufficiale

Salva gatta in Kosovo, a processo l’ufficiale

Salva una gatta incinta in Kosovo, ufficiale medico dell'esercito finisce sotto indagine: si svolgerà il prossimo febbraio il processo per disobbedienza.

Salva una gatta da un parto difficile e verrà sottoposta a processo il prossimo febbraio. È la storia di Barbara Balanzoni, ufficiale medico in servizio alla base militare italiana di Pec, in Kosovo, a cui ha fatto seguito un’indagine lunga un anno e un futuro processo presso il Tribunale Militare di Roma. L’accusa è quella di disobbedienza aggravata.

La vicenda è delicata e, nonostante riguardi le rigide e comprensibili norme dell’Esercito, ha avuto rilievo internazionale, tanto che anche il Guardian ne ha dedicato un pezzo. Protagonista una gatta, Agata, abituata a gironzolare attorno alle capanne dell’area 40 del campo militare italiano in Kosovo. Stando alla ricostruzione del Corriere della Sera, l’ufficiale medico sarebbe corso in soccorso degli strazianti miagolii della micia, intenta a partorire e con un cucciolo senza vita ancora in grembo. Durante l’operazione, il medico si sarebbe procurato un graffio, una ferita che avrebbe fatto scattare l’indagine.

disobbediva all’ordine scritto, datato 6 maggio 2012, a firma del comandante della Base, riguardante il divieto di avvicinare o farsi avvicinare da animali selvatici, randagi o incustoditi, venendo così morsa.

Sebbene il tenente Balanzoni neghi di essere stata morsa ma di aver rimediato soltanto un graffio, pare che un vaccino antirabbico post-esposizione all’ospedale di Prizren abbia sollevato le più svariate polemiche. Così ne è nato un lungo strascico di interrogazioni, indagini, testimonianze oculari, avvocati e via dicendo.

La trentanovenne è ora tornata alla vita civile, dove lavora come anestesista rianimatore presso l’ospedale di Massa Carrara. Ma spera che tutto si risolva a breve, perché vorrebbe continuare a prestare servizio per l’Esercito. “Sto vivendo un incubo”, riferisce, e così motiva al Guardian le sue ragioni:

Lontano dal disobbedire agli ordini, stavo seguendo i regolamenti militari che dicono come, in assenza di un veterinario, l’ufficiale medico debba intervenire. […] Se la gatta fosse morta, si sarebbe dovuta disinfettare l’intera area. Inoltre, i gattini sopravvissuti non si sarebbero potuti alimentare. Quindi sarebbero morti e avrebbero creato un problema anche più grande di salute pubblica.

Come andrà a finire non è dato ancora sapere, ma l’Ente Nazionale Protezione Animali ha fornito il proprio supporto con una petizione e presentato un’interrogazione parlamentare.

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