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Fusione fredda: il test sull’E-Cat è stato un fallimento o un successo?

Fusione fredda: il test sull’E-Cat è stato un fallimento o un successo?

Continua la bagarre attorno al test sull'E-Cat di Andrea Rossi. Nell'hangar aziendale dell'ingegnere è avvenuta una reazione nucleare di fusione fredda o una semplice truffa?

Voci discordanti si stanno rincorrendo in questi giorni. Abbiamo pubblicato ieri le secche repliche di Andrea Rossi a quei “serpenti” di giornalisti che, “al soldo di multinazionali nemiche”, starebbero coprendo il successo del test del 6 ottobre. Fra questi “serpenti”, probabilmente Rossi comprende anche Steven B. Krivit di New Energy Times per cui l’undicesimo test sull’E-Cat è stato anche l’undicesimo fallimento dell’ingegnere italiano.

Ed i toni, pur se più political correct, non sono meno caustici di quelli del guru della fusione fredda. L’accusa, per niente velata, è quella di aver nascosto i dati principali per una corretta valutazione del test. Test che sarebbe comunque fallito dato che, secondo Krivit, l’energia immessa nel sistema per innescarlo sarebbe maggiore di quella prodotta.

Il blogger conclude allora il discorso con un’accusa, se vogliamo serafica, ma per niente ipocrita:

Credo che non abbia ciò che dichiara. Credo ne sia consapevole. Credo che si stia augurando che, una volta ottenuti i giusti finanziamenti, riuscirà a farlo funzionare.

Insomma, Rossi avrebbe messo su lo show per trovare qualche che “pollo da spennare” e poter continuare le proprie ricerche.

Di altro tono i commenti del blog italiano 22 Passi, che ha seguito da vicino e in maniera sempre ottimista i fatti riguardanti il test bolognese del 6 ottobre. Un articolo di Carlo Ombrello riassume forse al meglio la posizione dei pro Rossi.

Il nucleo di queste argomentazioni è: ok, forse le misurazioni non sono state prese in maniera irreprensibile. Resta il fatto che non ci sono ipotesi credibili differenti da una reazione LENR a spiegare la grande quantità di calore prodotta per 4 ore dall’E-Cat. Perché, se è vero che la macchina avrebbe assorbito 8,8 KWh per entrare a regime è anche vero che la curva di valore stabile che ne è seguita non può essere stata causata da un immagazzinamento di quell’energia. Con le parole di Ombrello:

Quel che mi chiedo è: può tale andamento di temperatura, con una linea pressoché piatta nel pomeriggio (e con addirittura delle lievi risalite!), e con valori sempre superiori a 115°C, giustificare la grande accusa degli scettici? In parole povere, se l’e-cat non produce calore ed è una frode, può un dispositivo in acciaio di 98 kg assorbire 8,8 kWh e seguire l’andamento di temperatura nel corso della giornata? E il tutto tralasciando l’evidenza che una pompa peristaltica stava pur sempre iniettando acqua fredda nel dispositivo per tutto il corso del test?

Io non riesco a giustificarlo, nemmeno qualitativamente, se non con un eccesso interno di calore.

A voi valutare torti e ragioni. Restiamo soltanto un po’ indispettiti alla conferma che, con qualche attenzione in più, il test avrebbe potuto essere decisamente più probante.

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