Fusione fredda: il punto della situazione sull’E-Cat

Fusione fredda: il punto della situazione sull’E-Cat

Fusione Fredda ed E-Cat: quali spinte si oppongono alla sua produzione a vantaggio dei cittadini? Sospetti su un possibile sviluppo militare

Accolta da molti come la speranza futura dell’energia, polemiche e scetticismo a oltranza rischiano di affossarla. Cos’è successo alla novità del secolo, la realizzazione della fusione fredda promessa da Andrea Rossi e dal suo E-Cat? Tutto ha avuto inizio a gennaio, con la presentazione al mondo del primo prototipo di produzione energetica a basse temperature.

Il meccanismo che ne è alla base risulta composto da una barra di nichel e da gas idrogeno, materiali senza dubbio meno costosi di quanto inizialmente ipotizzato con i primi esperimenti di Martin Fleischmann e Staney Pons. Questi ultimi avevano realizzato un macchinario che sfruttava elementi di platino e palladio, decisamente anti-economici rispetto a quanto proposto da Rossi insieme con il professor Focardi.

Le prime critiche tuttavia sono state immediate, tra queste abbiamo in un precedente articolo citato quelle del direttore dell’Infn di Bologna, Antonio Zoccoli:

Innanzitutto non bisognerebbe parlare tanto facilmente di fusione, quello che è stato pubblicizzato venerdì è stato un dispositivo che produceva energia. Bisogna verificare due cose: che la produzione di energia sia reale e come questa energia è stata prodotta

La polemica non ha però fermato i ricercatori italiani, che da quel 14 gennaio 2011 hanno replicato i loro esperimenti con successo. Nel mese di luglio hanno annunciato l’accordo raggiunto con la Defkalion Green Technologies, una società greca attiva nella fornitura energetica nei territori della Grecia e dei Balcani.

La scelta appariva più che logica, quasi scontata: proprio la Grecia risulta essere in possesso all’interno dei suoi confini di circa l’80% di tutto il nichel presente nell’intera Europa. Un affare d’oro quindi per un paese alle prese con il pericolo fallimento. La promessa era di impianti aperti entro il 2012 ed energia prodotta in ragione di venti volte rispetto a quella necessaria al suo ottenimento.

Anche dal punto di vista economico tutto sembrava far pendere la bilancia verso la “fusione fredda” di Andrea Rossi: 1 Kw/h prodotto al costo di 1 centesimo di dollaro. Resa nota anche la localizzazione dei primi impianti, a Xanthi, tra la Macedonia orientale e la Tracia. Eppure è proprio nel momento di maggior ottimismo al riguardo che iniziano a levarsi le prime voci contrarie all’E-Cat.

A scagliare la prima pietra un’associazione svedese, notoriamente dedita al servizio di smentita “bufale”, la Swedish Skeptics Association. Dopo l’apprezzamento espresso da uno dei suoi membri, Sven Kullander, con la promessa di un successivo test ufficiale, arrivava il misterioso e inspiegabile dietro front. Kullander veniva indicato come non in linea con il pensiero dell’ente e smentita la disponibilità a esperimenti conoscitivi.

Il progetto E-Cat va tuttavia avanti e viene trionfalmente annunciato l’arrivo a brevissimo termine della tecnologia sul mercato: le “ricariche”, viene affermato, avranno il costo di circa 21 euro. Siamo al 4 agosto, ma già da qualche settimana (intorno alla metà di luglio) è entrata in gioco anche la NASA, l’ente spaziale statunitense. Dagli Usa arriva apprezzamento per la tecnologia, che viene però definita più assimilabile a reazioni LENR, ovvero reazioni nucleari classiche a regimi di energia bassi.

Come in ogni spystory che si rispetti, da questo momento in poi si rincorrono conferme e smentite, accordi conclusi e disattesi oltre alle immancabili polemiche condite da accuse a mezzo stampa. Cerchiamo di capire a che punto siamo e quante speranze ci sono attualmente di vedere la fusione fredda realizzata e alla portata di tutti.

Cominciamo dall’improvvisa interruzione del rapporto che legava E-Cat e l’ingegner Rossi alla Defkalion Green Technologies. Come reso noto dallo stesso scienziato, non senza una forte vena polemica:

Tutti i rapporti commerciali con Praxen, la società basata a Cipro che detiene Defkalion Green Technologies SA, sono stati cancellati e né Praxen né Defkalion, né qualsiasi altra società greca detengono ora alcun diritto per la produzione dell’E-Cat o per qualsiasi altro sfruttamento della tecnologia di Andrea Rossi.

Dissapori interni, gioco al rialzo o inteventi esterni? La notizia del divorzio con la Defkalion arriva in contemporanea con l’annuncio dell’interesse dell’americana AmpEnergo e i commenti positivi NASA. Non solo, anche le parole riguardo presunti “serpenti” che osteggiano l’E-Cat pronunciate da Rossi hanno un suono particolare:

Questa mossa è strategicamente sbagliata, oltre che un gran spreco di denaro, perché noi abbiamo strutturato la nostra strategia in modo che, in ogni caso, riusciremo a sfondare nel mercato in alleanza con partner molto forti. Il nostro più grande partner sarà l’universo dei nostri consumatori. Anche se, accidentalmente, mi dovesse capitare qualcosa che mi impedisca di continuare il mio lavoro, una struttura è già pronta per andare avanti.

Vere o presunte, da quanto affermato sembrerebbe che Rossi abbia ricevuto minacce alla propria salute. Al momento di sicuro ci sono solamente l’interesse NASA e l’incrollabile ottimismo di Andrea Rossi:

Questo nuovo reattore infrange un paio di regole della fisica classica – ha precisato Rossi – e questo comporterà qualche tipo di resistenza da parte delle Lobby accademiche, sarà accettata solo dopo che il processo verrà capito in modo approfondito, ma questo non significa che non può essere utilizzata nel frattempo.

Un ultimo aspetto della vicenda ancora da chiarire riguarda proprio la NASA, l’AmpeEnergo e se davvero E-Cat aiuterà a produrre energia domestica. Stando a quanto riportato sul sito Meridianamagazine sarebbe un dubbio più che mai lecito. Il rischio attuale è di vedere sviluppata la scoperta di Rossi unicamente a fini militari.

I fondatori di AmpEnergo sono Karl Norwood, Richard Noceti, Craig Cassarino e Robert Gentile. Proprio Gentile è risultato essere stato Sottosegretario all’Energia per il DOE (il dipartimento per l’Energia Usa), mentre tra i quattro soci, tre erano detentori di quote (insieme allo stesso Andrea Rossi) della Leonardo Technologies, che ha sottoscritto, a fine anni ’90, contratti per milioni di dollari con il governo statunitense. Da questa l’ingegnere bolognese si è staccato per formare la Leonardo Corporation, fresca di accordo con l’AmpEnergo per i diritti sulla Fusione Fredda.

Quello che temiamo adesso è possa scaturirne uno scenario in cui l’E-Cat venga sviluppato come “carburante” per missioni spaziali o militari, trascurando i suoi possibili utilizzi per l’energia domestica. Si attendono a questo punto rassicurazioni da Andrea Rossi, chiamato a rispondere con i fatti ai dubbi che cominciano a farsi strada sulle sue reali intenzioni.

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