Fusione fredda: crowdfunding per il test dell’E-Cat da 1MW

Fusione fredda: crowdfunding per il test dell’E-Cat da 1MW

E-Cat, arriva la proposta di una colletta per acquistare un impianto da 1 MW e testarlo pubblicamente. Ci sarebbe l'ok di Andrea Rossi

A volte, la soluzione per affrontare i nostri dubbi e fugarli è molto più semplice di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Di questo deve essere convinto Frank Acland che, dalle pagine di E-Cat World, lancia un’idea immediata per venir incontro alle richieste di chiarezza che da più parti sorgono nei confronti del lavoro di Andrea Rossi.

In pratica, l’ingegnere italiano, almeno stando alle sue dichiarazioni, starebbe già vendendo il “pacchetto” E-Cat da 1 MW. Quindi, nonostante ci siano parecchi dubbi rispetto al reale funzionamento di questo reattore a fusione fredda, la commercializzazione sarebbe già cominciata.

“Niente test pubblici” continua a dire Andrea Rossi, “la prova la daranno i fatti e il mercato”. Ma perché i vari acquirenti dell’E-Cat non si fanno avanti e non ci fanno vedere il loro reattore, si chiedono in molti? Possono esserci varie risposte a questa domanda (dato che non si tratta di una tecnologia “accettata”, molti potrebbero evitare di esporsi per evitare cattiva pubblicità).

Che dei privati cittadini facciano lo stesso per amor di scienza è fuori discussione: secondo i calcoli di Acland, servirebbero 3 milioni di dollari per acquistare un impianto da 1 MW e approntare un test. Decisamente troppi.

Ma la proposta del blogger americano è semplice: perché non fare una colletta di massa? In fondo, l’E-Cat sta riscuotendo interesse in tutto il mondo, mentre lo stesso Rossi ha dato il suo benestare al fatto che un acquirente possa fare quello che vuole del proprio acquisto.

I conti sono facili: basta trovare 30 mila persone disposte a donare 100 dollari alla causa.

In realtà, pur comprendendo il motivo di tale proposta, ci sembra un po’ fuori tempo. Una raccolta di fondi del genere vorrebbe comunque del tempo e come ha detto Rossi, alla fine, se la commercializzazione avrà successo sarà quella la vera risposta. Una raccolta di fondi rischia di arrivare troppo tardi a una conclusione. E forse non vale la pena correre il rischi di “bruciare” così 3 milioni di dollari in tempi di crisi.

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