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Fukushima, problemi all’impianto di decontaminazione dell’acqua

Fukushima, problemi all’impianto di decontaminazione dell’acqua

Una valvola montata male ha causato una perdita nell'impianto di decontaminazione, che è stato fermato per qualche ora. Nei reattori ancora 120mila tonnellate di acqua contaminata

Ancora brutte notizie dalla centrale nucleare di Fukushima, che sembra non trovare pace dopo il grave incidente del marzo scorso. Il dispositivo utilizzato per decontaminare l’acqua radioattiva che invade la struttura è stato disattivato per qualche ora, a causa di una perdita rilevata dai tecnici in uno dei serbatoi. Si tratta dell’ultimo di una lunga serie di inconvenienti nella messa in sicurezza dei reattori danneggiati, causato in questo caso dall’errato montaggio di una valvola di fabbricazione francese.

Quella delle scorse ore è la seconda pausa forzata nelle delicate operazioni di decontaminazione dell’acqua, che non fa che peggiorare una situazione già di per sé molto difficile. La Tepco (la società di Tokyo che gestisce l’impianto danneggiato dal terremoto/tsunami dell’11 marzo) ha dovuto infatti ritoccare al ribasso la stima della quantità di acqua radioattiva che prevede di riuscire a “ripulire” nei prossimi 3 mesi: circa 34mila tonnellate, a fronte delle 120mila che sono ancora accumulate negli edifici della centrale.

Una previsione che, comunque, appare ancora piuttosto ottimistica, dal momento che presuppone un funzionamento dell’impianto di decontaminazione al 90% delle sue capacità, mentre attualmente il sistema è operativo solo al 55%.

Il processo di decontaminazione, tra l’altro, è decisivo anche per il raffreddamento dei reattori danneggiati. Il sistema di emergenza messo in piedi a Fukushima, infatti, prevede che le acque reflue decontaminate vengano fatte circolare proprio all’interno dei reattori, allo scopo di abbassarne la temperatura. Un’operazione che è stata già interrotta due volte a causa di malfunzionamenti dell’impianto e perdite dalle tubazioni realizzate con tecnologie americane e francesi.

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