Fotovoltaico USA: Suniva chiede misure antidumping esemplari

Fotovoltaico USA: Suniva chiede misure antidumping esemplari

Fonte immagine: Pixabay

Dal fallimento annunciato da Suniva alla richiesta di nuovi dazi: negli USA la discussione sul fotovoltaico si sposta sul tema delle misura antidumping.

Pochi giorni fa Suniva ha dichiarato in via ufficiale il proprio fallimento, spegnendo gli impianti nel suo stabilimento del Michigan e lasciando senza lavoro oltre 130 dipendenti. Oggi si torna a parlare del gruppo per via di una richiesta inoltrata all’International Trade Commission statunitense e che fa riferimento alla section 201 del Trade Act datato 1974: la questione ruota ancora una volta attorno alla concorrenza delle aziende cinesi (e più in generale asiatiche) produttrici di celle e pannelli fotovoltaici.

Tali aziende, secondo i vertici Suniva, grazie ai sussidi statali riuscirebbero a commercializzare i loro prodotti per il fotovoltaico a prezzi estremamente bassi, attuando così una pratica anticoncorrenziale nei confronti delle realtà americane.

Si chiede dunque il pugno duro da parte dell’amministrazione USA, con severe misure antidumping finalizzate a contrastare l’importazione dei moduli per il fotovoltaico, favorendo invece l’acquisto di quelli realizzati all’interno del mercato locale: dazi per la durata di quattro anni sulle celle, partendo da 0,40 dollari/W per scendere progressivamente a 0,33 dollari/W, con il prezzo minimo stabilito a 0,78 dollari/W nella fase iniziale. La commissione dovrà pronunciarsi su quanto richiesto entro 180 giorni, poi spetterà al presidente Donald Trump decidere se attuarne le indicazioni.

Analisti e operatori del settore sono divisi sulla vicenda. Se da una parte c’è chi accoglierebbe a braccia aperte un inasprimento delle barriere ai prodotti che arrivano dall’oriente, dall’altra sono in molti a sottolineare come le misure finirebbero inevitabilmente con il rendere i pannelli statunitensi i più cari al mondo, con ovvie conseguenze negative sull’intera filiera: dalle imprese che si occupano dell’installazione a quelle che intervengono in fase di manutenzione. Si parla di circa 260 mila lavoratori potenzialmente colpiti in tutto il territorio USA.

Se con l’amministrazione Obama già SolarWorld e altri colossi del mercato fotovoltaico avevano ottenuto la messa in atto di dazi e misure antidumping, l’atteggiamento protezionista di Trump potrebbe rappresentare terreno fertile per chi auspica l’innalzamento di nuove barriere.

La questione è delicata, poiché azioni che mirano a tutelare i legittimi interessi dei produttori potrebbero finire col danneggiare altre realtà imprenditoriali legate al mercato del fotovoltaico. È dunque necessario trovare un punto di equilibrio tra le parti, senza penalizzare alcun protagonista del settore.

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