Fotovoltaico più economico di nucleare e carbone dal 2018

Fotovoltaico più economico di nucleare e carbone dal 2018

Secondo alcuni blog statunitensi, la grid parity per il fotovoltaico è un obiettivo fin troppo riduttivo per le sue potenzialità

“La grid parity? Una barzelletta!”, questo è in sintesi il messaggio del post di Kees van der Leun. Si tratta di una teoria interessante, che sarà bene riassumere per linee generali.

Uno degli adagi più diffusi sul fotovoltaico è: “conviene solo perché ci sono i finanziamenti pubblici”. Questo perché se si investissero i soldi necessari all’installazione di un impianto solare in produzione energetica da fonti classiche si otterrebbe più energia; dunque, a conti fatti, il fotovoltaico non sarebbe concorrenziale.

A conferma, in paesi come la Germania che hanno iniziato la loro avventura nel settore grazie a forti sussidi statali, al decrescere di questi dovrebbero vivere una parallela perdita di interesse da parte degli acquirenti. Invece, il fotovoltaico ha continuato ad andare a gonfie vele.

Il motivo non è da additarsi esclusivamente allo sviluppo tecnologico – un altro classico adagio vuole che il fotovoltaico sia un sistema strutturalmente poco efficiente -, ma anche e soprattutto alla crescita produttiva ottenuta durante gli anni precedenti.

Il lungo periodo di successo ha dato modo di sviluppare un’industria di massa di settore capace di far decrescere il costo dei materiali. In questo modo, non solo l’Italia, ma anche un paese poco soleggiato come la Germania è vicino alla grid parity.

Grid parity che smette di essere un parametro importante, perché, come nota Brian Merchant su TreeHugger, entro poco tempo (il 2018?) il solare diventerà molto più economico di carbone e della altre fonti fossili.

Dunque, parlare di concorrenzialità da raggiungere del fotovoltaico, concludono entrambi i giornalisti, diventa un “child play”. Una ventata di ottimismo per un settore che, almeno in Italia, pur mantenendo alti parametri di crescita, si interroga spesso sul proprio futuro.

Fonti:

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