Fotovoltaico: Bosch non deve chiudere

Fotovoltaico: Bosch non deve chiudere

I dazi contro il fotovoltaico cinese possono salvare quello europeo. Per questo il sindacato tedesco IG Metall chiede a Bosch di non uscire dal settore e non licenziare 3.000 dipendenti.

Bosch non deve abbandonare il settore fotovoltaico, specialmente alla luce delle recenti voci sui dazi europei al solare cinese che potrebbero ridare fiato alle aziende del vecchio continente togliendo di mezzo la concorrenza sotto costo made in China. A pensarlo è IG Metall, potentissima federazione dei sindacati tedeschi, che chiede all’azienda di tornare al tavolo delle trattative per rivedere la strategia industriale.

Bosch, già da metà 2012, aveva annunciato pesantissime perdite nel fotovoltaico e ipotizzato la chiusura di alcuni stabilimenti. La causa era semplice: con l’arrivo sul mercato del fotovoltaico a basso costo cinese la produzione e le vendite nazionali si erano praticamente bloccate. A fine marzo 2013 è arrivata la decisione ufficiale: entro fine 2014 l’azienda cederà o chiuderà l’intera produzione di fotovoltaico, con tutti i suoi 3.000 lavoratori.

Il giornale tedesco Märkische Allgemeine ha confermato che Bosch venderà o chiuderà la sua fabbrica nello Stato del Brandeburgo con 160 occupati. Ma IG Metall, che rappresenta tutti e 160 i lavoratori, ha alzato la voce: ci vuole l’accordo collettivo. I negoziati dovrebbero iniziare tra un mese, il 13 giugno, e si parte dai numeri: il 55% dei lavoratori del settore solare di Bosch sono ingegneri, il 35% operai e il resto amministrativi. Il salario medio dei dipendenti è inferiore al minimo sindacale di 8,5 euro l’ora.

Se la situazione del fotovoltaico europeo non dovesse cambiare a breve ci sarebbe poco da fare e le chiusure degli stabilimenti sarebbero inevitabili. Ma con l’imposizione dei dazi fino al 47% del prezzo sul fotovoltaico cinese tutto cambierebbe, spiega IG Metall che chiede di rivedere le decisioni:

La forza lavoro ha già fatto la propria parte con la riduzione dei costi di produzione e i dazi potrebbero portare una risalita del prezzo dei moduli fotovoltaici.

Parole di Wolfgang, sindacalista IG Metall della Turingia. Stato in cui si trova lo stabilimento produttivo di Arnstadt che ha 1.800 lavoratori a rischio. Di parere molto simile è anche il ministro dell’Economia dello stesso lander tedesco, Matthias Machnig:

C’è urgente bisogno del supporto di Bruxelles per l’industria solare tedesca. Già da tempo le istituzioni politiche avrebbero dovuto usare la leva fiscale per proteggere le aziende europee e tedesche del fotovoltaico dalla competizione sleale.

In merito alla questione dei dazi al fotovoltaico, in occasione del SolarExpo 2013 di Milano, abbiamo avuto occasione di chiedere i pareri di EU ProSun e Yingli.

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