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Fotovoltaico: 30.000 posti di lavoro a rischio per dazi anti dumping

Fotovoltaico: 30.000 posti di lavoro a rischio per dazi anti dumping

Le misure contro la concorrenza sleale da parte della Cina potrebbero determinare un calo della domanda e un aumento della disoccupazione nel fotovoltaico.

L’introduzione di dazi doganali e altre misure per contrastare la concorrenza sleale dei produttori fotovoltaici cinesi potrebbe determinare la perdita di migliaia di posti di lavoro. Lo sostiene un recente studio realizzato da AFASE (Alliance for Affordable Solar Energy), secondo il quale circa 30.000 addetti del settore potrebbero restare disoccupati entro il 2015.

L’adozione di misure anti dumping, inoltre, potrebbe determinare una perdita economica complessiva di circa 13,4 miliardi di euro in tutti i paesi Ue. Solo in Germania, potrebbero restare senza lavoro fino a 8.000 persone nei prossimi 3 anni.

L’intervento dell’Unione europea contro la concorrenza sleale dei pannelli fotovoltaici provenienti dalla Cina, infatti, porterebbe a un aumento dei prezzi di mercato e a un conseguente calo della domanda. Sarebbe proprio questo, secondo AFASE, a determinare il fenomeno della perdita di occupazione, che interesserebbe tutti i settori della filiera: progettazione, installazione, manutenzione, etc.

In totale, sarebbero decine di migliaia i posti di lavoro a rischio nei cinque maggiori mercati europei (Germania, Italia, Francia, Spagna e Regno Unito) e la crisi potrebbe non riguardare solo il settore dell’energia solare. Al di là degli effetti occupazionali, questo fenomeno potrebbe ritardare il raggiungimento della grid parity da parte del fotovoltaico.

Commenta Thorsten Preugschas, CEO dell’azienda Soventix:

L’introduzione di tariffe punitive danneggerebbe l’industria di settore e la indebolirebbe in modo massiccio. I moduli solari si troverebbero ancora una volta a diventare più costosi in modo artificiale.

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