Fossa delle Marianne, tracce di inquinamento da mercurio

Fossa delle Marianne, tracce di inquinamento da mercurio

Fonte immagine: iStock

Inquinamento da mercurio antropico nelle profondità della Fossa delle Marianne, ipotesi confermata da due differenti studi.

L’inquinamento antropico da mercurio ha raggiunto la Fossa delle Marianne. Le conseguenze delle attività umane sembrano aver intaccato persino quello che è forse il più remoto degli angoli della Terra. Situata tra Giappone, Nuova Guinea e Filippine, quest’area è localizzata 9,7 chilometri al di sotto della superficie oceanica del Pacifico. Il rilevamento è stato effettuato dai ricercatori cinesi della Tianjin University, che hanno presentato i propri dati durante la Goldschmidt Geochemistry Conference.

Il mercurio da attività antropiche rappresenta una grave minaccia di inquinamento ambientale, sulla terraferma come negli abissi marini. Averlo rintracciato nelle profondità della Fossa delle Marianne è stato una sorpresa. A sottolinearlo il Prof. Ruoyu Sun, Tianjin University, autore dello studio:

Si tratta di una sorpresa. Precedenti ricerche hanno concluso che il metil-mercurio venga prodotto entro poche centinaia di metri dalla superficie oceanica. Questo avrebbe dovuto limitare il bio-accumulo di mercurio assicurando che i pesci che si nutrono più in profondità abbiano limitate opportunità di ingestione. Considerati i dati del nostro studio, noi crediamo che questo non sia vero.

Lo stesso Sun ha sottolineato come tale metil-mercurio sia direttamente derivato dal mercurio rilasciato dall’uomo nell’ambiente. A contatto con le acque oceaniche si trasforma in qualcosa di estremamente pericoloso per l’ambiente:

Il mercurio negli oceani finisce col diventare metil-mercurio, la sua forma organica. Questa è molto più pericolosa e può concentrarsi facilmente durante il suo viaggio entrando nella catena alimentare in un processo definito “bio-accumulo”.

Secondo quanto sottolineato dal Prof. Sun il metil-mercurio prodotto nei fondali oceanici più profondi è poco, lasciando quindi ritenere che vi siano evidenti responsabilità dell’uomo:

I nostri risultati rivelano che il metil-mercurio prodotto nelle profondità oceaniche è davvero poco. Ciò implica che il mercurio di origine antropica rilasciato sulla superficie è molto più diffuso negli oceani di quanto si pensasse.

Fossa delle Marianne e mercurio, lo studio USA

A sostegno di tale ipotesi anche uno studio indipendente guidato dal Dott. Joel Blum della University of Michigan. Il gruppo statunitense ha campionato pesci e crostacei presenti nella Fossa delle Marianne e nella Fossa delle Kermadec, ricorrendo inoltre a marcatori isotopici di mercurio. Stando ai risultati ottenuti la presenza di mercurio antropico risulterebbe evidente, ha spiegato Blum:

Sappiamo che il mercurio si deposita dall’atmosfera sulla superficie degli oceani e che è trasportato nelle profondità con l’affondamento delle carcasse di pesci e mammiferi marini, così come in particelle più piccole.

Abbiamo identificato ciò misurando la composizione isotopica del mercurio, che ha mostrato come il mercurio dei fondali oceanici del Pacifico Centrale corrisponde a quello rintracciato nei pesci che popolano la fascia marina tra i 400 e i 600 metri. Parte del mercurio è prodotto naturalmente, ma è probabile che tali quantità derivino da attività umane. Questo lavoro mostra che il mercurio rilasciato dalle attività umane ha raggiunto e fatto il suo ingresso nelle catene alimentari persino nei remoti fondali marini della Terra.

A commento della studio anche il Prof. Ken Rubin, University of Hawaii (Dipartimento Scienza della Terra), secondo il quale:

Sappiamo che il mercurio è introdotto nell’ambiente da una varietà di fonti naturali come le eruzioni vulcaniche e gli incendi boschivi. Ad ogni modo, attività umane come la combustione di carbone e petrolio, le trivellazioni e l’industria manifatturiera sono i principali responsabili del deposito di mercurio negli ambienti marini.

Apprendiamo ora da questi due studi che gli effetti del deposito si sono diffusi attraverso l’oceano fino nelle profondità marine e gli animali che vivono lì. Ciò rappresenta un ulteriore indicatore del profondo impatto delle moderne attività umane sul Pianeta.

Fonte: Phys.org

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