Foresta Amazzonica: quanto è grande e dove si trova

Foresta Amazzonica: quanto è grande e dove si trova

Fonte immagine: FG Trade via iStock

L'Amazzonia è una delle aree verdi e boschive più estesa del Pianeta: ecco dove si trova, quali Paesi attraversa e la sua biodiversità.

L’attenzione sulla Foresta Amazzonica, una delle più grandi aree verdi e boschive del Pianeta, è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. La sopravvivenza di questo paradiso della biodiversità è sempre più a rischio, sia per il progredire dei cambiamenti climatici che per l’azione diretta dell’uomo.

Negli ultimi tempi, ad esempio, aree sempre più grandi della foresta pluviale sono state disboscate per far spazio agli allevamenti o alla produzione del legno, mentre nel corso del 2019 vari incendi ne hanno drammaticamente modificato l’habitat, minacciando anche le popolazioni indigene che da secoli vivono in perfetta simbiosi con la natura. Ma quanto è estesa l’Amazzonia e, soprattutto, dove si trova?

Foresta Amazzonica: posizione ed estensione

Mappa Amazzonia

La Foresta Amazzonica, nota anche semplicemente come Amazzonia, è una vastissima area verde del Sudamerica. Sebbene nell’immaginario comune si tenda ad associare la foresta pluviale sudamericana unicamente con il Brasile, questo paradiso naturale è talmente vasto da coinvolgere più stati.

L’area dell’Amazzonia si estende infatti per ben 7 milioni di chilometri quadrati – circa 5.5 se si considerano unicamente le zone forestali – e comprende Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Guyana Francese, Suriname e il già citato Brasile. Quest’ultimo Paese, tuttavia, ospita una delle porzioni più grandi della foresta.

L’Amazzonia è nota per la sua ricchezza di specie vegetali e animali – molte delle quali non presenti in nessun altro luogo del Pianeta – e per il suo clima afoso ma umido, che vede il continuo alternarsi di temperature elevate a piogge torrenziali. Ancora, non è possibile stabilire con certezza quanti umani vivano nelle aree più dense della foresta, anche se si stima la presenza di decine o centinaia di comunità indigene, le quali si trovano in perfetta simbiosi con la natura.

Amazzonia: paradiso della biodiversità

Rana dagli occhi rossi

Grazie anche al suo clima caldo e umido – con temperature medie annuali di 26 gradi e tassi di umidità vicini al 90% – l’Amazzonia può godere di un’incredibile proliferazione di specie animali e vegetali. Così come già accennato, infatti, si tratta di un vero e proprio paradiso della biodiversità, capace di ospitare piante, alberi da frutto e i più singolari animali, non presenti altrove.

Si stima che in Amazzonia possano esservi quasi 400 miliardi di alberi, suddivisi in 16.000 specie diverse – 40.000 se si considerano anche altre specie vegetali come cespugli, arbusti e fiori – a cui si aggiungono quasi 3 milioni di varietà di insetti, 1294 di uccelli, 2.220 di pesci, 427 di mammiferi, 430 di anfibi, 380 di rettili e molti altri ancora. Il conteggio non è definitivo, poiché non tutte le aree della Foresta Amazzonica sono state esplorate: capita davvero di frequente che vengano identificate nuove specie, mai apparse prima nella letteratura scientifica. Tra gli animali che nell’immaginario comune hanno avuto la maggior presa, con un’immediata associazione alla foresta pluviale, gli splendidi pappagalli Ara Macao, la coloratissima rana Agalychnis callidryas, l’anaconda verde, i piranha, i delfini rosa, la tarantola Golia, la scimmia ragno e molti altri ancora.

Amazzonia: le minacce

Incendio

Come accennato in apertura, la sopravvivenza della Foresta Amazzonica è sempre più a rischio: sono svariate le minacce che rischiano di alterarne il delicato equilibrio, tanto da portare all’estinzione di numerose specie vegetali e animali. Il primo fattore preoccupante è collegato ai cambiamenti climatici: l’aumento progressivo delle temperature potrebbe rendere difficile la proliferazione di alcuni animali e di vari alberi, nonostante già abituati a un ambiente caldo e umido. Ancora, un riscaldamento ulteriore della foresta potrebbe incentivare i roghi spontanei, portando alla perdita di un patrimonio naturale insostituibile.

È però l’uomo a causare i maggiori danni all’Amazzonia: a partire dagli anni ’70, il disboscamento ha raggiunto livelli record, tanto che in quarant’anni si è perso circa il 20% di questo bacino naturale. Le foreste vengono abbattute per far spazio ad allevamenti intensivi di bovini o coltivazioni su larga scala, come quella della soia. Ancora, gli alberi vengono spessi tagliati per ricavare materia prima per l’industria del legno. Non solo la foresta viene distrutta con l’abbattimento, ma anche e soprattutto con gli incendi di natura dolosa, per far spazio alle sempre meno sostenibili attività dell’uomo. Negli ultimi anni sono stati avviati, grazie anche alla collaborazione internazionale, diversi progetti di tutela e di riforestazione, per quella che sembra essere una vera e propria corsa contro il tempo.

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