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Batterie auto elettriche, Gianfranco Pizzuto: in Italia ed Europa si è perso molto tempo

Batterie auto elettriche, Gianfranco Pizzuto: in Italia ed Europa si è perso molto tempo

Fonte immagine: Gianfranco Pizzuto

Gianfranco Pizzuto risponde alle domande di Andrea Bertaglio sul presente e il futuro delle batterie che equipaggiano le auto elettriche.

Quando si parla di veicoli elettrici non si può fare a meno di parlarne: le batterie. A che punto siamo oggi con il loro sviluppo tecnologico? I materiali di cui sono composte sono veramente riciclabili? Esiste una filiera italiana delle batterie? E se sì, quali opportunità può offrire al settore dell’elettronica?

Ne parliamo in questa breve intervista con uno dei principali esperti italiani, l’EV Ambassador Gianfranco Pizzuto che sarà presente il 19 giugno a Modena per lo Strategic Innovation Summit presso il Fortronic Electronics Forum.

A che punto siamo oggi con la tecnologia delle batterie per i veicoli elettrici?

Negli ultimi 5 anni, grazie ai forti investimenti che le aziende hanno dedicato alla ricerca e allo sviluppo di nuove celle, abbiamo raddoppiato di fatto la densità energetica delle stesse. Faccio un esempio pratico: se prima in un’auto media potevamo montare 40 kWh di batterie, oggi, nello stesso spazio, ne possiamo montare 80 kWh. In km significa passare da un’autonomia possibile di 250 km ad una di 500 km. Lascio immaginare cosa ci possiamo attendere per i prossimi 3-5 anni. Batterie con autonomie di 800-1000 km non saranno più un’utopia.

Esiste una filiera italiana delle batterie? Quali opportunità offre (o offrirebbe) al settore dell’elettronica del nostro Paese?

Purtroppo in Italia e più in generale in Europa si è perso molto tempo. Per colpa della “dieselcentricitá” della nostra produzione di motori per autoveicoli, abbiamo lasciato il mercato della produzione di celle in mano a Cina, Corea del Sud, Giappone e USA. In Europa e in Italia si assemblano batterie ma non si producono ancora celle, o se vengono prodotte sono numeri esigui. In Italia le aziende che operano nel settore non sono molte, ma sono in crescita. Il mercato non è solo produrre pacchi batterie per la mobilità elettrica; l’aumento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili richiederà sempre più sistemi di accumulo per catturare l’energia in eccesso che la rete non riesce a smaltire. Ci sono quindi grandi opportunità per tutti, siamo solo agli inizi. Spero vivamente che anche in Italia riusciremo presto a produrre celle, come sta facendo per esempio la Svezia con il progetto Northvolt.

Con l’alleanza chiamata “Battery Airbus”, Germania e Francia stanno investendo tra i cinque e i sei miliardi di euro in R&S per avviare una partnership che faccia concorrenza appunto a Cina, Corea del Sud, Giappone e USA nella tecnologia e produzione delle batterie. Pensa che anche in Italia si possa fare qualcosa del genere, o che il nostro Paese si unisca in questo ai suoi vicini europei?

In Italia abbiamo di fatto un solo gruppo che produce auto e che fino a poco tempo fa non si era particolarmente interessato ad elettrificare la propria produzione. Comunque sia, questa fase poco favorevole all’auto a batteria è stata superata grazie alle multe salatissime che i costruttori devono pagare se la loro flotta non rispetta le norme sulle emissioni. Le norme future saranno sempre più stringenti ed impossibili da raggiungere se non ricorrendo all’elettrificazione di una buona parte della gamma. Questo potrà senz’altro stimolare alcune aziende a voler investire nella produzione di celle anche nel nostro Paese.

Quando un mezzo elettrico giunge a fine vita, dove vanno a finire le sue batterie?

Quando la batteria dell’auto elettrica arriverà a fine vita (8-10 anni ma anche di più) la si potrà destinare al “second life”, darle cioè una seconda vita per esempio assemblandola per l’accumulo di energia elettrica da fonte rinnovabile. Ci sono già molti progetti avanzati che funzionano utilizzando questo sistema, come per esempio le batterie di un migliaio di Smart elettriche che servono a stabilizzare una parte della rete elettrica di Stoccarda. Tutti i maggiori costruttori si stanno operando in tal senso e questo permette alle batterie di essere utilizzate per almeno altri 10-15 anni prima di essere riciclate.

Ma le batterie ed i materiali di cui sono composte sono veramente riciclabili?

In linea generale sì. Molto dipende dal costruttore delle celle e dai materiali che sono stati scelti per la produzione. Possiamo comunque asserire che una buona parte dei componenti delle celle sono metalli come litio, rame, alluminio, cobalto ecc., che possono quindi essere riutilizzati per la fabbricazione di altre celle o di altri componenti. Nel progetto Northvolt che ho citato prima, per esempio, le celle sono prodotte solo con materiali riciclabili al 100%, facendo a meno dell’utilizzo di terre rare come il cobalto.

Intervista realizzata da @AndreaBertaglio

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