Feci e DNA dei cani a Napoli: monta la protesta

Feci e DNA dei cani a Napoli: monta la protesta

La proposta di raccogliere il DNA dei cani di Napoli, per identificare chi non raccoglie i bisognini, genera polemiche e dubbi: è troppo dispendioso.

L’ordinanza sulla raccolta del DNA canino a Napoli, voluta dall’amministrazione De Magistris per identificare i proprietari poco attenti al decoro urbano, solleva dubbi e polemiche. Così come già spiegato nel precedente intervento, al Vomero e all’Arenella verrà avviato un progetto pilota per incrociare i dati sul materiale genetico di Fido con gli escrementi non raccolti, così da cogliere i colpevoli in flagrante e comminare giuste multe. Ma un simile provvedimento sarebbe particolarmente oneroso a livello economico e i cittadini non ne appaiono pienamente convinti.

Il progetto attuale vede la raccolta di un campione di sangue del cane, quindi si verifica l’iscrizione all’anagrafe canina, il completamento dei cicli vaccinali e la regolarità dell’accudimento. Si verrà a formare così un grande database del DNA canino di Napoli e, qualora venisse rilevato un escremento abbandonato sul marciapiede, basterà analizzarne il materiale genetico per risalire al colpevole. Le multe sono salatissime, si promette, ma l’obiettivo non è quello di raccogliere facili fondi, quanto di spingere sul fattore deterrente.

Così come riportano le testate locali, ogni esame costerà all’incirca 30 euro. Moltiplicati per i 6.000 cani che trovano alloggio nei due quartieri pilota, si arriverebbe all’incredibile cifra di 180.000 euro. Somma che è destinata ad aumentare qualora si decidesse di estendere l’esperimento a tutta la città. E non è tutto, perché questi sono solo i costi per gli esami, a cui vanno aggiunti i fondi per il personale che andrà a creare il database, per gli addetti al pubblico che organizzeranno e gestiranno l’accoglimento dei cani, per i vigili – o qualsiasi altro personale addetto – che monitoreranno e raccoglieranno le feci abbandonate per farle analizzare.

Come lecito attendersi, sui social network è scoppiata un’accesa polemica. Nonostante sia riconosciuto l’intento di rispondere a una pratica maleducata come quella dell’abbandono dei bisognini del cane – una vera dimostrazione di menefreghismo, perché basta armarsi di comoda paletta – i navigatori si domandano se certe cifre non possano essere impiegate in questioni più urgenti per la città di Napoli, soprattutto in un periodo di crisi economica e di disoccupazione. Non esistono, allora, delle alternative meno dispendiose?

È ovviamente ingenuo credere che il comune possa rispondere al problema delle feci canine a costo zero, quindi un certo budget andrà comunque stanziato anche solo per semplici operazioni di monitoraggio di parchi e marciapiedi. Ma le alternative potrebbero essere più rapide rispetto all’analisi del DNA – sistema sperimentato sì negli USA, ma solo a livello condominiale. Si può investire in sensibilizzazione, magari installando dei distributori gratuiti di sacchettini per la raccolta. Oppure si possono dotare gli operatori ecologici, così come avviene in tante città d’Italia, di speciale aspiratore da collegare ai veicoli di raccolta. Insomma, la questione rimane aperta e si prevedono nei prossimi giorni altri malumori da parte dei cittadini.

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