Falsi prosciutti DOP: nuova inchiesta della Procura di Cremona

Falsi prosciutti DOP: nuova inchiesta della Procura di Cremona

Fonte immagine: piccerella / iStock

Indagine della Procura di Cremona su possibili falsi prosciutti DOP, nel mirino le tecniche di allevamento dei suini utilizzati durante la produzione.

Ancora un’inchiesta per quanto riguarda la produzione di falsi prosciutti DOP. Nel mirino tornano i salumi di tipo “Parma” e “San Daniele”, alcuni dei quali sono risultati prodotti senza rispettare le normative con cui sono disciplinate tali eccellenze del Made in Italy. Perquisizioni e analisi disposte dalla Procura di Cremona, che sta indagando su possibili frodi e violazioni relative alla messa in commercio e alla stessa lavorazione delle carni.

In merito alla nuova inchiesta sui falsi prosciutti DOP tipo Parma e San Daniele la Procura di Cremona ha disposto perquisizioni a Mantova, Asti, Cuneo, Castelverde e Vescovato, con il supporto degli ufficiali di Polizia giudiziaria di Roma, settore Repressione Frodi, del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

L’attenzione degli inquirenti sembra essersi concentrata soprattutto sull’allevamento dei suini. Il periodo di crescita e di aumento di peso è regolato da apposite norme, che prevedono un’evoluzione graduale di tali parametri. A insospettire gli agenti le tempistiche di accrescimento degli animali, che avrebbero raggiunto il peso ideale molto prima dei nove mesi previsti dalla legge.

La Procura di Cremona ha proceduto al sequestro della documentazione relativa ai casi sospetti e valuterà eventuali dissonanze con quelle che sono le normative. L’obiettivo dell’inchiesta è valutare possibili rischi per la sicurezza alimentare dei consumatori, in relazione a eventuali pratiche non in linea con gli standard richiesti.

Già nel 2018 i prosciutti DOP erano stati al centro di indagini di alcune Procure italiane. A scatenare “Prosciuttopoli” era stato l’utilizzo, da parte di alcuni produttori, di carni provenienti non da maiali “Duroc italiano”, ma “Duroc danese”. Non un rischio diretto per la salute dei consumatori, ma una frode in commercio che intaccava quelli che sono gli standard di qualità previsti dal marchio DOP.

Fonte: Il Salvagente

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