Il Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto

Lunedì sarà il quarto anniversario del Protocollo di Kyoto, vogliamo quindi dare una panoramica dell’importanza di questo accordo. Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale approvato nella riunione della terza Conferenza delle Parti – organismo direttivo supremo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) – tenutasi in Giappone nella città di […]

Lunedì sarà il quarto anniversario del Protocollo di Kyoto, vogliamo quindi dare una panoramica dell’importanza di questo accordo. Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale approvato nella riunione della terza Conferenza delle Parti – organismo direttivo supremo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) – tenutasi in Giappone nella città di Kyoto dall’1 all’11 dicembre 1997.

La sua entrata in vigore, disciplinata secondo i criteri fissati all’articolo 25 del protocollo stesso, è avvenuta il 16 febbraio 2005, una volta depositati gli strumenti di ratifica da parte della Federazione Russa, il 18 novembre 2004. Attualmente 183 paesi e un’organizzazione regionale (Unione europea) risultano averlo accettato o ratificato.

Nel testo, composto da 28 articoli, sono contenuti obbiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra valevoli per i paesi industrializzati e con economie in transizione.

I gas in questione, elencati nell’Allegato A, sono 6 (anidride carbonica, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoro di zolfo) mentre gli obiettivi, quantificati per ciascun paese, vengono indicati nell’Allegato B.

Complessivamente, la parti aderenti si sono impegnate a diminuire le emissioni, tra il 2008 e il 2012, considerato come primo periodo di adempimento, almeno del 5,2 % rispetto ai livelli dell’anno base 1990.

Tuttavia gli Stati membri dell’Ue si sono vincolati a ridurre collettivamente le loro emissioni dell’8%. D’altra parte agli Stati contraenti si è data la possibilità di scegliere il 1995 come anno di riferimento per le emissioni di idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoro di zolfo.

Il protocollo, informato al principio di una comune ma differenziata responsabilità, pone a carico dei paesi sviluppati le maggiori limitazioni riconoscendo un loro più elevato grado di imputabilità nella produzione di gas serra derivanti da attività umana causa di riscaldamento globale e di alterazione climatica. I dati, infatti, non lasciano adito a dubbi: Stati Uniti, paese peraltro non aderente al trattato, Cina e Unione europea da soli rappresentano circa il 60 % del totale delle emissioni globali.

In base all’intesa, rientra nella sfera di competenza della politica nazionale l’elaborazione delle misure atte a raggiungere i target fissati che comunque sia devono includere

  • miglioramento dell’efficacia energetica in settori rilevanti dell’economia nazionale maggiore utilizzo di fonti rinnovabili e innovative;
  • riduzione o eliminazione graduale delle imperfezioni del mercato così come di incentivi fiscali, esenzioni tributarie e sussidi nei settori con emissioni di gas serra;
  • promozione di forme sostenibili di agricoltura;
  • interventi nel settore dei trasporti per limitare le emissioni;
  • limitazione e/o riduzione delle emissioni di metano con recupero e uso nella gestione dei rifiuti, come pure nella produzione, trasporto e distribuzione di energia;
    • Per adempiere agli impegni sottoscritti e per farlo nella maniera più efficace e meno dispendiosa sono previsti i noti meccanismi flessibili (o meccanismi di Kyoto) comprendenti il Commercio delle quote di emissione (Emission trading), l’Attuazione congiunta (Joint implementation) e il Meccanismo di sviluppo pulito(Clean development mechanism). In sostanza, questo sistema consente ai soggetti partecipanti di compensare la riduzione di emissioni che non si è in grado di ottenere con le proprie forze.

      Grazie all’Emission trading, statuito dall’articolo 17, viene permesso lo scambio tra paesi avanzati e ad economia in transizione delle quantità assegnate, misurate in tonnellate di CO2 equivalente, di emissioni di gas serra. Così i paesi che emettono al di sotto del tetto disposto possono vendere le quote in eccesso agli Stati che, per contro, hanno superato i loro limiti.

      Attraverso l’Attuazione congiunta, invece, questi paesi possono promuovere tra di loro specifici progetti per la riduzione di gas serra.

      Quanto al Clean development mechanism (CDM), stabilito all’articolo 12, esso, come il precedente meccanismo, fornisce lo strumento per porre in essere progetti di riduzione di emissioni, in questo caso però con i paesi in via di sviluppo che non devono sottostare a specifici obblighi in base al protocollo.

      Il fine è quello da un lato di favorire la cooperazione allo sviluppo sostenibile nelle regioni meno avanzate e di facilitare il flusso di investimenti, dall’altro di concedere ai paesi industrializzati un mezzo per poter attuare in modo flessibile la strategia di realizzazione. Con i progetti predisposti il paese proponente guadagna i cosiddetti crediti di emissione (CER) che possono essere oggetto di scambio a livello internazionale e computabili rispetto agli obbiettivi di riduzione.

      Nell’ambito del protocollo si prevede l’istituzione da parte degli Stati contraenti sia degli inventari nazionali o stime delle emissioni di gas serra sia la preparazione di relazioni periodiche o comunicazioni nazionali contenenti informazioni e analisi sulle emissioni e sulle politiche nazionali intraprese. Questi documenti sono soggetti alla verifica di appositi gruppi di revisione che a loro volta pubblicano relazioni di sintesi.

      Il controllo degli adempimenti degli obblighi di diminuzione delle emissioni, specialmente per l’utilizzo dei meccanismi flessibili, è determinata mediante un sistema di permessi o unità di emissione.

      Secondo le norme, ogni singolo paese si vede attribuita all’inizio del periodo di adempimento una quantità assegnata, calcolata in unità di emissione, da gestire in una base dati denominata registro nazionale.

      La procedura implica che annualmente ciascun contraente riferisca agli organi competenti dell’UNFCC il dato relativo al totale delle emissioni di gas serra prodotte nei suoi confini. Successivamente ad avvenuta comunicazione ufficiale il paese, attraverso il registro nazionale, restituisce l’ammontare dichiarato. Nel caso di mancato conseguimento del risultato la parte inadempiente potrà ricorrere, previo accertamento di idoneità, ai meccanismi flessibili.

      Informazioni sull'evento
      Data 13 Febbraio 2009

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