Porto Torres: la marea nera non si placa

Porto Torres: la marea nera non si placa

Marea nera a Porto Torres. Dubbi sulle operazioni di soccorso.

La marea nera è stato il disastro che nei mesi scorsi ha catalizzato l’attenzione maggiormente noi “media ambientali”. C’erano buoni motivi perché ciò accadesse, in primis la gravità dell’accaduto e le chiare responsabilità di una multinazionale, la British Petroleum, che aveva mostrato una volta di più come l’attenzione per l’ambiente sia incompatibile con le logiche di una certa idea di sviluppo. In queste settimane, si sta consumando una tragedia simile lungo alcune delle nostre coste più belle e preziose e ci rammarichiamo del fatto che molti media non stiano dando il giusto peso alla notizia.

Molti di voi conosceranno già l’accaduto: 10 mila litri d’olio combustibile sono state riversate per sbaglio dalla nave petroliera Esmeralda al largo di Porto Torres, nel nord della Sardegna. Il risultato è stato terribile: popolazione ittica delle zone colpite decimate, gabbiani uccisi, alcune delle spiagge più belle d’Italia, come la spiaggia di Platamona, ricoperte di catrame; altre salve grazie solo al maestrale.

L’azienda proprietaria dei macchinari responsabili del disastro è la tedesca E.ON. Nonostante, l’allarme sia stato lanciato già il 12 gennaio scorso, la situazione continua a rimanere tutt’altro che sotto controllo. E sorgono grandi dubbi sulla serietà degli interventi. L’onorevole Ermete Realacci ha, in questo senso, dichiarato:

“In attesa che il Ministero dell’Ambiente venga domani a rispondere in Parlamento all’interrogazione sullo sversamento di olio combustibile dalla centrale termoelettrica di Porto Torres, dalla Sardegna continuano ad arrivare notizie preoccupanti sia sul fronte della vastità dell’area interessata, sia sulla efficacia delle prime operazioni di soccorso. Secondo alcuni organi di informazione locali, sembra infatti che i sacchi riempiti con il catrame ripulito dalle coste siano stati lasciati sulle spiagge e a causa del mare mosso siano stati riportati in mare dalle onde. Una leggerezza intollerabile che sembra aggiungere al danno anche la beffa”

Se ciò fosse vero saremmo di fronte ad una doppia grave responsabilità: quella dell’azienda e quella politica. Auspichiamo che vengano date delle risposte ai dubbi che sorgono dalle associazioni della società civile e che queste zone vengano ripagate dei danni subiti.

Informazioni sull'evento
Data 26 Gennaio 2011

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