Porto Torres: emergenza finita, ma danni ancora da calcolare

Porto Torres: emergenza finita, ma danni ancora da calcolare

La Sardegna non ci sta. Dopo la marea nera che ha minacciato l’ecosistema marino al largo di Porto Torres, i danni alle spiagge restano visibili, pur con il rientro dell’emergenza. Il desiderio condiviso dalla popolazione è che chi si è reso responsabile dell’avvenimento paghi ora le conseguenze: c’è un lavoro meticoloso di pulizia da ultimare […]

La Sardegna non ci sta. Dopo la marea nera che ha minacciato l’ecosistema marino al largo di Porto Torres, i danni alle spiagge restano visibili, pur con il rientro dell’emergenza. Il desiderio condiviso dalla popolazione è che chi si è reso responsabile dell’avvenimento paghi ora le conseguenze: c’è un lavoro meticoloso di pulizia da ultimare e ci sono danni all’immagine da sanare, in una delle perle più importanti fra le nostre coste.

Per questo motivo nella cittadina di Santa Teresa si è costituito il “Comitato per la salvaguardia delle coste del nord Sardegna”, 250 persone (tra cui il celebre jazzista Paolo Fresu) controlleranno che i lavori di pulizia di scogli e spiagge dal catrame avvengano con la giusta solerzia e precisione. Obiettivo polemico, oltre alle istituzioni centrali, l’azienda petrolifera E.ON, proprietaria della petroliera da cui è fuoriuscito l’olio combustibile: sarà lei ad incaricarsi di tutto il lavoro e verso di lei che il Comitato pensa di presentare una denuncia per danni. Le parole dell’avvocato Giò Mura, sono in questo senso, perfettamente eloquenti:

“L’azione di pressione che il comitato porta avanti affinché le operazioni di pulizia vengano eseguite in tempi rapidi mira a limitare i danni causati dall‘arrivo sulle coste del catrame. Portiamo avanti anche la richiesta di risarcimento. Al momento è difficile quantificare i danni. Valutiamo anche la possibilità di presentare un esposto alla Procura di Tempio”.

Sì, perché oltre ai danni all’ecosistema, ciò che preoccupa gli abitanti della Gallura sono le ricadute sul turismo che la cattiva pubblicità potrebbe portare. E la rabbia dei cittadini è stata fatta propria dal neo-costituito comitato, il cui presidente, Vittorio Carlino, ha dichiarato senza grandi giri di parole:

“Non vogliamo che i riflettori si spengano. Vogliamo che i signori della E.On riparino subito al danno che hanno causato alle nostre coste. Al momento siamo già 250. Ma le adesioni sono in continuo aumento. È arrivata anche quella del musicista Paolo Fresu. E oggi saremo ad Aglientu. La nostra battaglia non vuole restare chiusa a Santa Teresa. Vuole essere la battaglia di tutta l’isola, dei comuni sporcati dall’olio combustibile della E.On. Siamo arrabbiati. È inaccettabile che questi signori abbiano dato l’allarme solo sei ore dopo e non esista un piano di emergenza nel caso in cui si verifichi un incidente di questo tipo. Il danno c’è, ma la stagione turistica non è compromessa“.

Resta una certa amarezza (pronta a far posto alla rabbia) per la decisione del Ministro Prestigiacomo di non dichiarare lo stato di emergenza nazionale, scaricando sugli enti locali la patata bollente del coordinamento dei lavori.

Informazioni sull'evento
Data 8 Febbraio 2011

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