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Esercizio fisico: 4 volte a settimana riduce rischio Alzheimer

Esercizio fisico: 4 volte a settimana riduce rischio Alzheimer

Dall'attività fisica regolare un aiuto per la prevenzione dell'Alzheimer, a sostenerlo un nuovo studio condotto negli USA.

Praticare attività fisica per almeno 4 volte a settimana aiuta a ridurre il rischio di Alzheimer. Secondo i ricercatori un regolare allenamento favorirebbe la crescita di volume del cervello, contribuendo a tenere alla larga il pericoloso problema. Lo studio è stato presentato durante l’incontro annuae della Radiological Society of North America (RSNA).


Durante lo studio i ricercatori della Wake Forest School of Medicine (WFSM) di Winston-Salem (North Carolina) hanno sottoposto a differenti tipologie di esercizio fisico i 35 partecipanti alla ricerca, tutti affetti da deterioramento cognitivo lieve (quindi a rischio Alzheimer), suddividendoli in maniera randomizzata.

A 16 partecipanti è stato chiesto di seguire delle attività aerobiche quali cyclette, ellittica o tapis roulant per 4 volte al giorno nell’arco di sei mesi. L’età media dei volontari era di 63 anni. I restanti 19 hanno invece praticato dei semplici esercizi di stretching; stessa frequenza di esercizio, ma età media 67 anni.


I ricercatori hanno realizzato una tomografia a risonanza magnetica prima e dopo i sei mesi di durata dei test fisici, confrontando attraverso vari parametri le variazioni tra le due immagini. Entrambi i gruppi hanno ottenuto benefici in termini di incremento del volume in molte delle regioni della materia grigia (lobo temporale incluso, area associata alla memoria a breve termine). Salvo mostrare alcune differenze, come sottolineato dal Dott. Jeongchul Kim, co-autore dello studio:

Confrontato con il gruppo che ha praticato stretching, quello che ha svolto esercizi di aerobica ha riscontrato una maggiore preservazione del volume totale del cervello, incrementato il volume della materia grigia totale e incrementato l’allungamento direzionale del tessuto cerebrale.

Analizzando le risonanze magnetiche relative al gruppo di chi ha praticato stretching è emerso come nei soggetti sia avvenuta una contrazione o atrofia locale all’interno dell’area della materia bianca. Un evento che secondo il Dott. Kim potrebbe rappresentare un nuovo bio-marcatore per disturbi neurologici.

I ricercatori hanno affermato in conclusione che l’attività fisica può essere in sostanza associata al benessere del cervello. Come ha spiegato la Dott.ssa Laura Baker, autrice principale dello studio e ricercatrice presso la Wake Forest School of Medicine:

Anche se praticata per un breve periodo di tempo, abbiamo visto come l’attività fisica conduca a un cambiamento considerevole nel cervello.

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