ENI: bioraffineria a Venezia, investimento da 100 milioni

ENI: bioraffineria a Venezia, investimento da 100 milioni

Con un investimento da 100 milioni di euro ENI convertirà la raffineria di Venezia Porto Marghera in una bioraffineria per la produzione di biocarburanti.

La raffineria ENI di Porto Marghera a Venezia diventerà una “bioraffineria” grazie ad un investimento da 100 milioni di euro. Lo ha annunciato il cane a sei zampe, precisando che i lavori di conversione dell’impianto dovrebbero iniziare a giugno 2013.

Con il termine “bioraffineria” non si intende una raffineria ecologica ma una raffineria che produce biocarburanti. L’impatto ambientale del nuovo impianto sarà inferiore a quello dell’attuale raffineria, ma sempre di una raffineria stiamo parlando. La differenza vera sta nel processo “ecofining“, brevettato da ENI insieme al partner UOP nel 2005, che permette di raffinare biocarburanti di seconda generazione partendo da meterie prime non food.

Con oli di scarto dell’industria alimentare, oli e grassi animali e olio di jatropha (che è un arbusto tropicale velenoso non commestibile) al termine del processo ecofining si produce acqua, GPL, nafta e “green diesel“. Il green diesel è il biodiesel di nuova generazione che, grazie ad un elevato numero di ottano e ad una bassa percentuale di glicerina, brucia nei motori (senza necessità di conversioni o adattamenti) molto meglio del vecchio biodiesel noto con il nome di “Fame”.

Potendo essere prodotto da materie prime non alimentari, il nuovo biodiesel dovrebbe sfuggire alle prossime norme europee sui biocarburanti che colpiranno proprio i carburanti ecologici per motori a gasolio. Le fasi del progetto veneziano, una volta terminati i lavori di conversione in circa sei mesi, saranno due. Durante la prima il green diesel verrà prodotto ancora con la vecchia tecnica dell’hydroskimming con rese inferiori (300mila tonnellate l’anno), mentre a partire da metà 2015 si produrranno 500mila tonnelle con l’ecofining.

Numeri da paragonare alla capacità totale delle raffinerie ENI, pari a 38,3 milioni di tonnellate l’anno o 767 mila barili/giorno. Una buona fetta di questa capacità produttiva da tre anni a questa parte non viene sfruttata a causa della crisi dei consumi ma anche della concorrenza estera, in particolare dell’estremo oriente dove sorgono megaraffinerie con costi nettamene inferiori a quelli europei.

E altre ne sorgeranno, come quella arabo-cinese che aprirà i battenti nel 2014: un accordo tra Saudi Aramco e Sinopec, che stanno realizzando (con una spesa da 8,5 miliardi di dollari) una raffineria da 400mila barili al giorno. Cioè più della metà dell’intera produzione ENI, ma da una sola raffineria.

Le multinazionali europee del petrolio e della raffinazione, quindi, sono costrette a investire (e notate la differenza nei capitali investiti) per mantenere produttivi gli impianti. Il segreto potrebbe essere proprio la “conversione ecologica“: impianti dall’impatto ambientale minore, che producono biocarburanti specifici per il mercato europeo.

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