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Energia da scorie nucleari per le centrali del futuro in Gran Bretagna

Energia da scorie nucleari per le centrali del futuro in Gran Bretagna

Presentato nel Regno Unito un progetto di centrale atomica di nuova generazione, alimentata con i rifiuti nucleari dei vecchi impianti.

Rifiuti nucleari come combustibile delle prossime generazioni di centrali atomiche. La notizia dal Regno Unito, dove sembra che questo progetto abbia compiuto significativi passi in avanti verso la piena realizzazione. La tecnologia sembrerebbe candidarsi non soltanto quindi al ruolo di fonte energetica, la chiave innovativa si troverebbe nella possibilità di smaltire le scorie residue degli impianti attualmente in funzione.

Le centrali atomiche di nuova generazione è stato posto all’attenzione della Nuclear Decommissioning Authority (NDA) dalla GE-Hitachi, società impegnata nello sviluppo e realizzazione di reattori nucleari e nata dalla collaborazione tra l’americana General Electric e il colosso giapponese Hitachi. Lo smaltimento dei rifiuti tossici radioattivi è una questione che interessa molto l’opinione pubblica britannica, preoccupata per la sicurezza delle oltre 100 tonnellate di plutonio attualmente stoccate nel Paese.

Inizialmente accantonato per i tempi di avvio troppo giudicati troppo lunghi, per il progetto “Prism fast reactor” potrebbe esserci ora una seconda occasione. I vantaggi che vengono prospettati dalla GE-Hitachi al Regno Unito sembrerebbero evidenti: grazie all’utilizzo dei rifiuti nucleari esistenti si assicurerebbe energia al Paese per circa 500 anni.

A spingere di nuovo al centro dell’attenzione la possibilità di riutilizzare i rifiuti atomici ha contribuito anche il clamoroso fallimento (datato 2008, n.d.r.) per il governo britannico del progetto di centrali alimentate a MOX (Mixed-Oxide fuel), costato ai sudditi di Sua Maestà circa 734 milioni di dollari.

Il Prism verrà valutato entro la fine dell’anno, quando dovrà vedersela con l’altro progetto presentato al governo britannico. Si tratta di un reattore di tipo Candu (Canada Deuterium Uranium), il cui funzionamento sarà affidato al MOX. Qualsiasi delle due tecnologie verrà scelta si tratterà di attendere qualche anno prima di vedere l’impianto terminato, con lo stesso esecutivo di Sua Maestà che prevede l’avvio delle strutture per i primi anni del prossimo decennio.

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