Emergenza petrolio in Brasile: inquinati 1500 km di spiagge

Emergenza petrolio in Brasile: inquinati 1500 km di spiagge

Fonte immagine: iStock

Emergenza petrolio in Brasile, a rischio fauna marittima e spiagge incontaminate situate nel nordest dello Stato sudamericano.

Settembre è stato il mese dell’emergenza petrolio in Brasile. Non dal punto di vista della carenza di greggio, quanto dell’impatto provocato dal liquido fossile su circa 1500 chilometri di spiagge situati lungo la costa nordest. Litorali incontaminati fino alla fine di agosto, ma che ora pagano il prezzo di un massiccio inquinamento ambientale.

Intrappolati nel petrolio gabbiani, tartarughe, cormorani e altre specie animali. Le immagini del disastro ambientale verificatosi in Brasile il 2 settembre hanno iniziato negli ultimi giorni a diffondersi sui social in maniera virale. Emergenza che sembra non avere ancora cause certe, considerato che il governo brasiliano ha escluso la possibilità che la fuga di greggio sia legata alle attività estrattive offshore. Rifiuta eventuali responsabilità anche la Petróleo Brasileiro, società pubblica che si occupa delle estrazioni, secondo cui le tracce prelevate dai litorali risulterebbero incompatibili con il materiale da loro estratto.

Un’emergenza che finora è rimasta perlopiù sottotraccia, ma che ora sta rivelando quelli che sono i reali effetti per la fauna marittima brasiliana. Secondo l’Istituto ambientale brasiliano (Ibama) l’inquinamento ambientale da petrolio interessa otto Stati: Alagoas, Ceará, Maranhão, Paraiba, Pernambuco, Piaui, Rio Grande do Norte e Sergipe.

Tecnici ed esponenti del governo brasiliano minimizzano i rischi affermando di avere tutto sotto controllo, mentre forti preoccupazioni sono espresse dall’Ibama (contro cui da mesi si sta muovendo Bolsonaro), dai volontari e dagli ambientalisti.

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