Elezioni europee 2019 e ambiente: i programmi dei partiti

Elezioni europee 2019 e ambiente: i programmi dei partiti

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Elezioni europee 2019: le posizioni su ambiente e sostenibilità dei partiti italiani.

Mobilitazioni di massa, specie dei più giovani, clima impazzito, allarmi dell’Onu sulle specie in via d’estinzione, metropoli (vedi Roma) in bancarotta su rifiuti e trasporti, accordi internazionali fondamentali scherniti e disattesi dalle grandi potenze mondiali. Di fronti aperti, sul futuro del pianeta sia su scala locale che globale, ce ne sono a decine. Ma quanto e come si parla di ambiente nei programmi dei diversi partiti che si presentano alle elezioni europee di domenica 26 maggio per contendersi i 73 posti riservati ai rappresentanti italiani?

Abbiamo fatto un viaggio fra i programmi disponibili in rete. Sempre considerando, al netto di quanto proposto dagli schieramenti su base nazionale, che in fondo il programma di riferimento, o meglio gli orientamenti generali, sono (o dovrebbero essere, viste le frequenti spaccature sui diversi punti) quelli dei raggruppamenti europei di cui gli eletti andranno a rimpolpare le fila. Per esempio, il Partito socialista europeo per il Pd, il Partito popolare europeo per Forza Italia, il Movimento per un’Europa delle nazioni e delle libertà per la Lega e così via.

Procediamo in ordine di rappresentanza parlamentare italiana, partendo dunque dal Movimento 5 Stelle che nel programma dedica all’ambiente un paio di punti. Il settimo, intitolato “Sosteniamo le imprese che investono nella green economy” nel quale si propone di inserire “un fattore sociale nella normativa dei requisiti di capitale” e di dare “incentivi alle imprese che non inquinano”. Ci si torna sette passaggi più in là, al punto 14, quando si parla della “salute dei cittadini al primo posto con le energie rinnovabili” (stop a fonti fossili, trivelle e inceneritori) e nei seguenti che si posizionano contro gli ogm, leit-motiv trasversale, e i “pesticidi nocivi per salute umana e ambiente”, nella tutela delle eccellenze agroalimentari e, di nuovo in un grande classico, più soldi ad agricoltori e pescatori contro i vincoli comunitari (si chiede “chiarezza sull’uso e sulle opportunità rappresentate dalle risorse europee”).

Altrettanto ampio lo spazio dedicato ai temi dell’ambiente e della sostenibilità dal Partito Democratico. Limitandoci ai 10 punti di sintesi, spuntano al quarto e al quinto passaggio, quando si parla di “un’Europa verde che difende il pianeta” e di “agricoltura sostenibile e di qualità per valorizzare e tutelare produttori e consumatori”. Nel primo punto si legge come il Pd voglia “un’Europa a zero emissioni, spinta dall’economia sostenibile e circolare” per cui si impegna a “dimezzare le emissioni inquinanti entro il 2030, arrivando a zero nel 2050” e ad “aumentare gli investimenti per azzerare l’uso del carbone”. Infine “occorre anticipare al 2025 il pieno riuso e riciclo degli imballaggi plastici”. Nel secondo si parla invece di “favorire la qualità, la biodiversità e sostenere le piccole imprese per

valorizzare e tutelare i nostri produttori e consumatori e le tipicità dei territori”. Ma c’è un programma per approfondire nel dettaglio, dove si parla anche di un “piano di investimenti per la transizione ecologica e la coesione”.

Poca roba dalle parti della Lega, che non ha un suo programma – tutto è affidato agli slogan estemporanei del leader Matteo Salvini in base al vento dei social – ma si affida totalmente a quello del gruppo europeo in cui convoglieranno i suoi eletti, cioè il Menl. Di ambiente, nei sei punticini striminziti condivisi qui, non se ne parla affatto.

Anche nel programma di Forza Italia si parla di tutela del made in Italy, al punto 6, in cui finisce in realtà un po’ di tutto, dalla concorrenza “sleale” di “alcuni nuovi paesi comunitari” alla pesca: “Vogliamo un’agricoltura moderna, sostenibile e di qualità. Per questo ci opponiamo ai tagli indiscriminati alla politica agricola comunitaria e chiediamo che i nostri agricoltori siano adeguatamente remunerati e messi nelle condizioni di competere, con le loro eccellenze, sul mercato globale” si legge. Si chiude, quasi come compitino, col 12esimo passaggio che parla di un non meglio precisato “sviluppo” e di “difesa dell’ambiente” dove, per fortuna, i forzisti scrivono che “i cambiamenti climatici devono essere al centro dell’agenda politica europea, senza inutili estremismi ma mettendo insieme sviluppo e difesa del pianeta”. Finalmente.

Buona presenza dell’ambiente, che comunque rispetto al passato cresce un po’ dappertutto in termini di preoccupazioni e proposte, nel programma di +Europa, in assoluto il più dettagliato e coerente. Il quarto punto, “Un’economia competitiva e sostenibile”, è dedicato in particolare a questi argomenti. Si propone per esempio di arrivare a “zero emissioni nette entro il 2050” e la “fuoriuscita dal carbone entro il 2030” entrando anche nello specifico, per esempio con “l’eliminazione progressiva dei sussidi e dei finanziamenti dannosi all’ambiente negli Stati membri e l’introduzione di un prezzo minimo europeo delle emissioni di CO2”, virando poi sulle criticità delle città (per esempio con “criteri più chiari sull’utilizzo dei materiali riciclati”), delle campagne, con la proposta di una politica agricola comune, del mare (il punto essenziale è quello di rimettere “a gara la gestione delle spiagge con criteri ambientali all’altezza dei tempi”) fino a un progetto pan-europeo di transizione energetica e alla promozione della mobilità sostenibile con “macchine e biciclette elettriche pienamente sostenibili dal design allo smaltimento”. Magari per non ripetere i pasticci dei servizi di bike sharing che, disinvestendo dai grandi centri italiani, hanno lasciato una waste land di rottami. Anche in altri punti si torna sulle politiche agricole comuni.

Fratelli d’Italia parla al terzo punto del suo programma di “messa in sicurezza del territorio”, di nuovo della “difesa del made in Italy dalla concorrenza sleale” e si schiera, nell’11esimo passaggio, “dalla parte dell’ambiente e della natura”. Le proposte? “Formazione alla tutela dell’ambiente fin dagli anni della scuola”, unico caso fra i diversi programmi, “messa al bando di tutti i prodotti non biodegradabili”, “sostegno alla riconversione delle aziende ad alto impatto ambientale o che producono materiali plastici”, “sostegno alle energie pulite e rinnovabili” e ancora difesa delle coste, “cultura rurale” e “contrasto agli allevamenti intensivi”.

La Sinistra, i cui eletti confluirebbero nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica, parla nelle sue proposte di un “commercio equo e sostenibile” schierandosi contro il Ttip e simili rischi di futuri accordi transoceanici e soprattutto di un “green new deal” per la natura. “Il nostro obiettivo è che l’Europa entro il 2030 riduca le emissioni di gas serra del 65%, il consumo di energia del 40%, e perché il 45% dell’energia venga da fonti rinnovabili” si legge. Come fare? Grazie alla “riconversione ecologica con investimenti nelle filiere industriali, dei trasporti, dell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, pari ad almeno il 3% del Pil europeo, che si può finanziare con buoni emessi dalla Banca Europea degli investimenti e sostenuti dalle Banche Centrali Europee”. Anche qui no agli OGM, no alla Tav, no alla pesca incontrollata e soprattutto “bisogna impedire i processi privatizzazione, inquinamento e sfruttamento delle risorse naturali, e all’opposto difendere ed estendere i beni comuni”.

Si chiude con Europa Verde, che ha messo insieme Possibile (ma il leader Giuseppe Civati si è ritirato per questioni legate ad alcune candidature a suo avviso controverse) e i Verdi. Eventuali eletti andranno nei Verdi europei che hanno da sempre un peso importante a Strasburgo, grazie in particolare al contributo dei Grünen tedeschi, dei Verts francesi e degli omologhi svedesi. Male l’Italia, che all’ultimo parlamento ha fornito un solo esponente, per giunta indipendente. Ma la crisi del movimento ambientalista in politica sarebbe questione troppo lunga.

Il programma di Europa Verde è ovviamente a tinte turbogreen anche se un filo superficiali. Dodici le priorità elencate: la prima è appunto l’ambiente, con l’obiettivo di “combattere i cambiamenti climatici, eliminando per gradi l’energia fossile, e promuovendo l’efficienza energetica per arrivare al 100 % di fonti rinnovabili” e “tutelare i parchi e la biodiversità”. Poi ci sono la mobilità, col sostegno al treno contro l’aereo, l’alimentazione – dove si intende spingere il “cibo locale senza pesticidi e ogm” – e “allevare animali senza crudeltà” e la salute, proteggendo “la salute dei cittadini, l’aria, l’acqua ed eliminare i rifiuti di plastica”. Forse da uno schieramento simile ci si aspettavano posizioni più esplicite e definite: anche approfondendo i vari punti, non si riesce ad andare troppo in profondità.

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