Economia circolare: Italia sempre in vetta, ma perde punti

Economia circolare: Italia sempre in vetta, ma perde punti

Italia ancora in vetta per l'economia circolare in Europa, ma si accorcia la distanza con alcuni altri Paesi.

Italia ancora in vetta per quanto riguarda la Green Economy. Più nello specifico in termini di economia circolare, nella quale il Bel Paese risulta la prima tra le cinque maggiori economiche europee. Questo il dato principale che emerge dal “Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia” 2020, realizzato dal CEN-Circular Economy Network (rete promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) e da 14 aziende e associazioni di impresa, oltre che da ENEA.

L’indice di circolarità dell’Italia è ancora il migliore, tanto da tenere saldamente dietro due economie forti nel panorama europeo come Germania (distante 11 punti) e Francia (12). Primato minacciato dallo sviluppo dell’economia circolare di Paesi come quello francese (+7 punti rispetto allo precedente) o la Polonia (+2 punti di tasso di circolarità). Ha dichiarato Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network:

Nell’economia circolare, l’Italia è partita con il piede giusto e ancora oggi si conferma tra i Paesi con maggiore valore economico generato per unità di consumo di materia. Sotto il profilo del lavoro, siamo secondi solo alla Germania, con 517.000 occupati contro 659.000. Percentualmente le persone che nel nostro Paese vengono impiegate nei settori ‘circolari’ sono il 2,06% del totale, valore superiore alla media UE 28 che è dell’1,7%.

Oggi registriamo però segnali di un rallentamento, precedente anche alla crisi del coronavirus, mentre altri Paesi si sono messi a correre: in Italia gli occupati nell’economia circolare tra il 2008 e il 2017 sono diminuiti dell’1%. È un paradosso che, proprio ora che l’Europa ha varato il pacchetto di misure per lo sviluppo dell’economia circolare, il nostro Paese non riesca a far crescere questi numeri.

A pesare sul rallentamento italiano la scarsità degli investimenti, che porta a una carenza di eco-innovazione, ma anche alcune criticità a livello normativo. Positivo anche il buon andamento della bioeconomia in Italia, che vede tra i settori più attivi quello alimentare e della produzione primaria (agricoltura, silvicoltura e pesca), ma anche bevande e tabacco. Fondamentale indirizzarli in direzione della sostenibilità è essenziale secondo il CEN, che sottolinea:

La bioeconomia è quindi un tassello fondamentale nella salvaguardia delle risorse naturali. Solo però a condizione che sia rigenerativa, cioè basata su risorse biologiche rinnovabili e utilizzate difendendo la resilienza degli ecosistemi e non compromettendo il capitale naturale con prelievi e modalità di impiego che ne intacchino gli stock.

Bioeconomia ed economia circolare fondamentali per lanciare rendere operativo il Green Deal secondo Ronchi, che ha concluso:

La transizione verso l’economia circolare e la bioeconomia rigenerativa è sempre più urgente e indispensabile anche per la mitigazione della crisi climatica. Oggi esistono importanti strumenti normativi a livello europeo, ma vanno incoraggiati. Penso al piano investimenti presentato alla Commissione europea il 14 gennaio scorso: un primo passo che però non è ancora sufficiente.

Per rendere operativo il Green Deal occorre almeno il triplo delle risorse stanziate: bisogna arrivare a 3.000 miliardi di euro. Per raggiungere questo obiettivo serve un pacchetto di interventi molto impegnativi: una riforma dei regolamenti alla base del Patto di Stabilità per favorire gli investimenti pubblici; una nuova strategia per la finanza sostenibile in modo da incoraggiare la mobilitazione di capitali privati; una revisione delle regole sugli aiuti di Stato. Indispensabili, infine, la revisione della fiscalità e la riforma degli stessi meccanismi istituzionali dell’Unione Europea.

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