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Economia circolare: arriva Itelyum, nuova realtà nella rigenerazione degli oli usati

Economia circolare: arriva Itelyum, nuova realtà nella rigenerazione degli oli usati

Fonte immagine: iStock

Itelyum integra ben 16 aziende e centinaia di persone per essere competitiva nel settore degli oli lubrificanti usati e non solo.

Nel mondo estremamente dinamico dell’economia circolare, è giunta Itelyum, un nome nuovo per una realtà già profondamente radicata nel territorio italiano. Nelle  sale della Fondazione Stelline a Milano è stata infatti presentata la realtà che nasce dall’unione di 16 aziende con oltre 20.000 clienti in più di 50 paesi nel mondo. Se le singole realtà che ne hanno portato alla nascita, come la Viscolube e Bitolea, erano conosciute come eccellenze nei propri settori di appartenenza, Itelyum si sviluppa oggi con l’idea di essere un campione e un modello di riferimento nel mondo dei servizi ambientali integrati e sostenibili. Alla base, infatti, si identifica un modello economico circolare in grado di agire verticalmente sulle filiere produttive ed orizzontalmente sul ciclo di vita dei prodotti attraverso la produzione di oli lubrificanti rigenerati, di solventi ad alta purezza e la fornitura di servizi relativi a rifiuti speciali.

L’avventura di questa nuova realtà inizia su spalle solide come quelle delle aziende che ne costituiscono l’ossatura, ed è affiancata da una private equity che dalla sua nascita si concentra sul trasformare le eccellenze di nicchia in leader internazionali di mercato. Enrico Biale, membro dell’Investment Commitee del fondo Stirling Square Capital Partners, nonché Presidente della nuova Itelyum, sottolinea infatti che Italyum è “un’eccellenza tutta italiana, conseguita in un settore strategico e sensibile, che per di più è in grado di servire mercati internazionali a largo raggio. Stirling Square ha sostenuto e continua a sostenere la crescita di Itelyum che negli ultimi tre anni ha realizzato acquisizioni per 140 milioni di euro accompagnate da un piano di investimenti in impianti per 50 milioni”.

È l’amministratore delegato Antonio Lazzarinetti che prende poi la parola per raccontare non solo quelli che sono stati i traguardi importanti tagliati negli ultimi anni – come la crescita dei dipendenti e del fatturato – ma anche quelle che sono le sfide: “con Itelyum abbiamo dato vita a una piattaforma industriale e di servizi interamente dedicati a fornire soluzioni sostenibili in grado di generare valore economico e ambientale per le nostre persone, per i nostri clienti, per gli azionisti e per la società nel suo complesso”.

Il nuovo nome è quindi non solo un modo per essere meglio riconoscibili e più presenti su tutti i mercati, ma anche per integrare nel proprio DNA l’impronta profonda dell’economia circolare e della filiera industriale, e rendendo evidente cosa possono produrre ricerca, innovazione e passione. Ecco allora che tutto questo trova sostanza anche nella scelta del nome, rigoroso e pulito, e nel simbolo, una crasi grafica tra un aquilone e una freccia in grado di sintetizzare l’idea della sostenibilità e della continua tensione verso tutti gli stakoholder d’impresa.

I punti forti di questa bella storia si possono racchiudere in tre passaggi: la forte competenza in settori di nicchia ma di grande valore non solo per il territorio italiano ma a livello internazionale, la capacità di fare sistema e sfruttare le sinergie insite nella struttura dell’economia circolare, ed infine la forte impronta tecnologica e innovativa che accompagna lo sviluppo delle realtà che operano in filiere industriali integrate, in grado di agire a livello di disegno del sistema e non solo di mero processo. Davvero stavolta i fatti valgono molto più delle parole.

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